MITO DELLA NASCITA DEL MONDO

Oggi voglio iniziare dal principio!

Il regno di Zeus
Nascita del mondo
Testa di Zeus detta di Otricoli
copia di originale greco (IV secolo a.C.), Musei Vaticani, Roma (Italia)

Zeus, dopo la sconfitta del padre Crono e avere precipitato gli alleati del padre, i Titani, nel Tartaro, regnava sereno sulla stirpe divina e sugli uomini.

Scriveva Omero (Iliade, VIII, 3 e sgg.):
«Su l’alto Olimpo il folgorante Giove
Tenea consiglio. Ei parla e riverenti
stansi gli Eterni ad ascoltar: M’udite
Tutti ed abbiate il mio voler palese;
E nessuno di voi, nè Dio nè Diva,
Di frangere s’ardisca il mio decreto;
Ma tutti insieme il secondate…
…degli Dei son io
Il più possente…».

In realtà però, una nuova minaccia si affacciava all’orizzonte che avrebbe portato Zeus a intraprende un’ennesima lotta contro un temibile nemico: Tifone.

 Zeus contro Tifone

Gea che non sopportava l’idea che i suoi figli, i Titani, fossero stati imprigionati nel Tartaro da Zeus, si recò in Cilicia, da suo figlio Tifone (o Tifeo) padre di tutti i venti funesti e dei mostri più terribili(1) che aveva generato dopo essersi unita al Tartaro, al quale chiese aiuto per muovere guerra contro Zeus.

Tifone, la cui statura non aveva eguali sulla terra in quanto non c’era monte che lo eguagliava in altezza e con le sue cento teste che sputavano fuoco e reso ancora più orribile dall’ira che lo animava, salì sull’Olimpo per battersi contro gli dei. La sorpresa e lo spavento fu tale che gli stessi dei, dopo essersi trasformati in animali (Apollo in corvo, Artemide in gatta, Afrodite in pesce, Ermes in cigno, ecc.), scapparono nel lontano Egitto lasciando da solo Zeus ad affrontarlo.

Il combattimento fu lungo. Zeus dapprima iniziò a scagliare le sue folgori, poi, mano mano che Tifone si avvicinava, lo colpì ripetutamente con la falce. Il mostro sembrava vinto ma quando Zeus si avvicinò per scagliare il colpo mortale, fu afferrato dalle gambe di Tifone e immobilizzato. Tifone fu rapido a strappargli la falce con la quale gli recise i tendini delle mani e dei piedi.

Zeus era vinto.

Tifone decise quindi di nascondere Zeus in Cilicia, rinchiudendolo in una grotta chiamata Korykos (il “Korykos antron”, che vuol dire “sacco di pelle”) mentre i suoi tendini, deposti in una sacca di pelle d’orso, li affidò alla custodia della dragonessa Delfine, metà fanciulla e metà serpente.

Il suo destino sarebbe stato segnato se Ermes, figlio di Zeus, ripresosi dallo spavento decise di reagire. Rubò la a Delfine e trovata la grotta dove era stato imprigionato il padre, lo liberò e lo curò rendendolo nuovamente forte e potente.

Zeus, iniziò allora una nuova aspra e dura lotta contro Tifone, che riuscì a sconfiggere scagliandogli addosso l’isola di Sicilia (secondo altri l’isola di Ischia) e a imprigionarlo sotto il monte Etna, dove ancora giace. Narra la leggenda che le eruzioni del vulcano altro non sarebbero che le fiamme scagliate da Tifone per la rabbia di essere stato vinto.

Narra Ovidio nella Metamorfosi (V. 346-358): «(…) la vasta isola della Trinacria si accumula su membra gigantesche, e preme, schiacciando con la sua mole Tifeo, che osò sperare una dimora celeste. Spesse, invero, egli si sforza e lotta per rialzarsi, ma la sua mano destra è tenuta ferma dall’Ausonio Peloro, la sinistra da te, o Pachino; i piedi sono schiacciati dal (Capo) Lilibeo, l’Etna gli grava sul capo. Giacendo qui sotto, il feroce Tifeo getta rena dalla bocca e vomita fiamme. Spesso si affatica per scuotersi di dosso il peso della terra, e per rovesciare con il suo corpo le città e le grandi montagne. Perciò trema la terra, e lo stesso re del mondo del silenzio teme che il suolo si apra e si squarci con larghe voragini».

Dopo questa ennesima lotta sostenuta da Zeus, seguì un nuovo periodo di tranquillità. Gli dei fecero ritorno all’Olimpo dove Zeus aveva stabilito la loro dimora.

Ma una nuova minaccia si profilava all’orizzonte perchè Gea continuava a tramare contro Zeus.

 Zeus contro i Giganti

Gea, si era recata infatti a Pallade, dove avevano dimora i Giganti, suoi figli generati con Urano. A essi chiese aiuto per muovere guerra contro Zeus. I Giganti, accosentendo alla richiesta della madre, forti anche della profezia secondo la quale nessun immortale sarebbe stato in grado di batterli, guidati da Porfirione, il più forte tra loro e da Alcioneo, si recarono nell’Olimpo e iniziarono quella che gli storici chiamarono GIGANTOMACHIA.

La profezia della loro invincibilità nei confronti degli immortali era nota anche a Zeus, pertanto lo stesso decise di far partecipare alla lotta, oltre a tutti gli dei, anche il mortale Eracle (noto anche come Ercole), suo figlio, generato assieme ad Alcmena .

Gigantomachia rappresentata in un vaso attico
Scena della Gigantomachia
vaso attico a figure rosse,
Istituto Archeologico germanico, Roma (Italia)
Gigantomachia in un vaso attico presso Istituto Archeologico germanico di Roma
Scena della Gigantomachia
vaso attico a figure rosse,
Istituto Archeologico germanico, Roma (Italia)

Racconta Apollodoro (Biblioteca, I, 6): «Questi (Eracle) scagliò un dardo contro Alcioneo, ma il gigante non potendo morire nella terra dove era nato, fu da Atena tratto fuori di Pallade, e solo così potè essere ucciso. Porfirione mosse contro Eracle ed Era, ma Zeus lo fulminò ed Eracle lo uccise colpendolo con una saetta. Apollo colpì Efialte con una freccia all’occhio sinistro; Dionisio uccise col tirso Eurito; Ecate colpì con le fiaccole Clitio, mentre Efesto rovesciò su di lui masse metalliche incandescenti; Atena fece precipitare la Sicilia su Encelado che fuggiva; Poseidone scagliò su Polibote, che era riuscito a sfuggire a Coo, la parte dell’isola detta Nisiro, dopo averla spezzata con il tridente; Ermete, con l’elmo di Ade, uccise Ippolito; Artemide trafisse Grazione; le Moire uccisero Agrio e Toone; Zeus fulminò gli altri, ed Eracle colpì tutti con le frecce».

Nascita del mondo: rappresentazione di Gustave Doré sui Giganti
I Giganti, illustrazione di Gustave Doré (1832 -1883)

Alla fine i terribili Giganti furono vinti e gli antichi per spiegare la causa dei terremoti, immaginavano i Giganti sprofondati nelle viscere della terra, schiacciati da montagne e isole e i loro tentativi di liberarsi sarebbero la causa dei terremoti.

Zeus, signore degli dei e dell’Universo, riprese così a regnare dall’alto dell’Olimpo, come ci narrano le leggende tramandate dai nostri antichi.



Come si può non rimanere affascinati da questo immenso mondo fatto di leggende , amore , passione , intrighi, complotti e gelosie ?

Vostra, Katrine Petrova

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Il Pavone

Si assoccia sempre la vanità dell’uomo a quella del pavone.

Il pavone , però , apre la sua coda nel periodo dei corteggiamenti o per difendersi da un evenutale minaccia.

l’uomo usa la bellezza con malizia e puro egocentrismo o superbia.

È il pavone che deve stare attento a non diventare uomo.

Katrine

MITO DI DEMETRA E PERSEFONE

Demetra, figlia di Crono e di Rea era la madre di Persefone, avuta dal fratello Zeus.

Un giorno Persefone, mentre coglieva dei fiori con altre compagne si allontanò dal gruppo e all’improvviso la terra si aprì e dal profondo degli abissi apparve Ade, dio dell’oltretomba e signore dei morti che la rapiva perchè da tempo innamorato di lei.

Il rapimento si era compiuto grazie al volere di Zeus che aveva dato il suo consenso ad Ade per compiere la violenta azione amorosa.

Demetra, accortasi che Persefone era scomparsa, per nove giorni corse per tutto il mondo alla ricerca della figlia sino alle più remote regioni della terra. Ma per quanto cercasse, non riusciva ne a trovarla, ne ad avere notizie del suo rapimento.

Ratto di Proserpina (nel mito di Demetra e Persefone)

Ratto di Proserpina (Persefone nella mitologia latina è identificata con Proserpina),
Bernini, Galleria Borghese, Roma (Italia)

All’alba del decimo giorno venne in suo aiuto Ecate, che aveva udito le urla disperate della fanciulla mentre veniva rapita ma non aveva fatto in tempo a vedere il volto del rapitore e suggerì pertanto a Demetra di chiedere a Elios, il Sole. E così fu. Elios disse a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade.

Inutile descrivere la rabbia e l’angoscia di Demetra, tradita dalla sua stessa famiglia di olimpici. Demetra abbandonò l’Olimpo e per vendicarsi, decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia. In questo modo gli dei non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.

Si mise quindi la dea a vagare per il mondo per cercare di soffocare la sua disperazione, sorda ai lamenti degli dei e dei mortali che già assaporavano l’amaro gusto della carestia.

Il suo pellegrinaggio la portò a Eleusi, in Attica, sotto le spoglie di una vecchia, dove regnava il re Celeo con la sua sposa Metanira. Demetra fu accolta benevolmente nella loro casa e divenne la nutrice del figlio del re, Demofonte.

Col tempo Demetra si affezionò al fanciullo che faceva crescere come un dio, nutrendolo, all’insaputa dei genitori, con la divina ambrosia, il nettare degli dei.

Attraverso Demofonte la dea riusciva in questo modo a saziare il suo istinto materno, soffocando il dolore per la perduta figlia. Decise anche di donare a Demofonte l’immortalità e di renderlo pertanto simile a un dio ma, mentre era intenta a compiere i riti necessari, fu scoperta da Metanira, la madre di Demofonte. A quel punto Demetra, abbandonò le vesti di vecchia e si manifestò in tutta la sua divinità facendo risplendere la reggia della sua luce divina.

Delusa dai mortali che non avevano gradito il dono che voleva fare a Demofonte, si rifugiò presso sulla sommità del monte Callicoro dove gli stessi Eleusini gli avevano nel frattempo edificato un tempio.

Pinax con Persefone e Ade sul trono - V secolo a.C. da Locri Epizefiri Italia

Persefone e Ade sul trono
Pinax, V secolo a.C., Locri Epizefiri (Italia)

Il dolore per la scomparsa della figlia, adesso che non c’era più Demofonte a distrarla, ricominciò a farsi sentire più forte che mai e a nulla valevano le suppliche dei mortali che nel frattempo venivano decimanti dalla carestia.

Ade e Persefone convintanti - Pittura etrusca IV sec. a.C.

Ade e Persefone convintanti – Pittura etrusca IV sec. a.C.

Alla fine Zeus, costretto a cedere alle suppliche dei mortali e degli stessi dei, inviò Ermes, il messaggero degli dei, nell’oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, non recriminò alla decisione di Zeus ma anzi esortò Persefone a fare ritorno dalla madre. L’inganno era in agguato. Infatti Ade, prima che la sua dolce sposa salisse sul cocchio di Ermes, fece mangiare a Persefone un seme di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.

Grande fu la commozione di Demetra quando rivide la figlia e in quello stesso istante, la terrà ritornò fertile e il mondo riprese a godere dei suoi doni.

Solo più tardi Demetra scoprì l’inganno teso da Ade: avendo Persefone mangiato il seme di melograno nel regno dei morti, era costretta a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo. Questo infatti era il volere di Zeus.

Fu così allora che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all’autunno e all’inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all’estate.

Persefone Demetra e Trittolemo, rilievo greco, V sec. a.C.

Persefone Demetra e Trittolemo, rilievo greco, V sec. a.C.

Katrine Petrova

vane speranze

Se c’è una cosa che la società di oggi non prende assolutamente in considerazione è la solitudine.

Come si fa a vivere in una società che si basa sulla moda, sui follower su intangram sul numero di mi piace su facebook … in pratica su tutte le superficialità del mondo? Perchè? Perchè così alla fine è più facile… tutti sembrano presi dalle cose del mondo, feste, assemblee,scuola,lavoro e nessuno che per un attimo si fermasse a guardare il suo vicino e per una volta che lo guardasse senza pregiudizio.

Perchè ho come il presentimento che se fossi su un auotbus e stessi per svenire solo se fossi fortunata qualcuno correrebbe in mio aiuto?

Perchè non ho alcuna fiducia nella società?

Probabilmente l’unica risposta è per ciò sopraelencato…in pochi capiranno ciò che voglio dire ma il sistema fa schifo e le persone la maggior parte delle volte sono false! su chi si può contare ? su se stessi e su poche persone fidate anche se non si conosce mai veramente qualcuno .

Chi può dire di essere stato sempre felice, appoggiato, con un amico sincero, un amore stupendo? probilmente pochi o nessuno… arriva sempre il momento in cui ci si sveglia dal sogno o incubo (dipende dai punti di vista)

So bene da dove scaturisce questo mio senso di non apparteneza al mondo ovvero dalle mie esperienze della poca vita che ho vissuto :

Persone che ti giudicano e  basta

Persone che ti insultano e basta

Professori che non sostengono ma affondano

Impegno che non compensa come dovrebbe

Si la frase più banale sarebbe la vita è ingiusta eppure tutti lo sanno e a quanto appare  va bene così dopotutto! L’Unico aggettivo che al momento mi viene in mente è TRISTE e l’unico consiglio che mi viene in mente è NON FATEVI ABBATTERE DALLA SOCIETà E FANCULO L’OTTIMISO NON LO VOGLIO COME SCUDO!

Si ok il consiglio può essere praticabile per un giorno o due ma la vita sa sempre come riuscire a piegarti se ti vuole affondare affondi e allora cosa serve tutto questo?

vivi – soffri- resusciti-festeggi-ami-soffri ancora – serenità-muori.

Se l’epilogo in qualsiasi piano uno si faccia e sempre solo uno ? il minimo comune denomiantore che accomuna tutti gli uomini della terra è sempre lo stesso ed uno solo. CHE SENSO HA TUTTO QUESTO? centinaia ,migliaia,milioni di uomini e donne prima di me si sono fatti la stessa domanda e non si sono riusciti a dare una vera e propria risposta ne sono consapevole eppure è sempre lì ,la domanda è sempre lì che pende sopra le nostre teste e attende solo che qualcuno venga a tagliare la corda…

Sono più che certa che la risposta arrivi ma c’è solo un modo.. così rassicurati da questa insoddisfacente soluzione mettiamo da parte il quesito perchè d’altronde una domanda senza risposta apparente è una domanda inutile.

Non voleva e non vuole essere un articolo sul senso della vita ma dopotutto  il minimo comune denominatore è sempre lì!

A.N.

 

BUON COMPLEANNO!

C’era una volta una raggazza che si sentiva un pò bambina. Si trovava in un parco con alberi molto alti seduta su una di quelle panchine a tavolino tipiche da pick nick, quando vide arrivare il suo ragazzo e il suo volto si illuminò.

Le aveva porso una rosa e le aveva portato una torta con tante candeline. Era il momento più felice che avesse mai vissuto,lo baciò…

La torta scomparve, la rosa scomparve, il ragazzo scomparve

Una lacrima caddè.

MITO DI ARACNE

Buonasera mondo!

Rieccomi per raccontarvi un altro affascinante mito… che molto probabilmente la maggior parte di voi conoscerà già ma per quanto mi riguarda il mito si chiama così perchè passeranno secoli e generazioni ma vivrà per sempre grazia alla sua attualità!


MITO DI ARACNE

Aracne, figlia del tintore Idmone, era una fanciulla che viveva nella città di Colofone, nella Lidia, famosa per la sua porpora. Era molto conosciuta per la sua abilità di tessitrice e ricamatrice in quanto le sue tele erano considerate un dono del cielo tanto erano piene di grazia e delicatezza e le persone arrivavano da ogni parte del regno per ammirarle.

Aracne era molto orgogliosa della sua bravura tanto che un giorno ebbe l’imprudenza di affermare che neanche l’abile Atena, anche lei famosa per la sua abilità di tessitrice, sarebbe stata in grado di competere con lei tanto che ebbe l’audacia di sfidare la stessa dea in una pubblica gara.

Aracne - Trionfo di Minerva, >Francesco del Cossa (1435 - 1478), Palazzo Schifanoia, Ferrara (Italia)
Trionfo di Minerva
Francesco del Cossa (1435 – 1478) , Affresco, Palazzo Schifanoia, Ferrara (Italia)

Atena, non appena apprese la notizia, fu sopraffatta dall’ira e si presentò ad Aracne sotto le spoglie di una vecchia suggerendo alla stessa di ritirare la sfida e di accontentarsi di essere la migliore tessitrice tra i mortali. Per tutta risposta Aracne disse che se la dea non accettava la sfida era perchè non aveva il coraggio di competere con lei. A quel punto Atena si rivelò in tutta la sua grandezza e dichiarò aperta la sfida.

Una di fronte all’altra Atena e Aracne iniziarono a tessere le loro tele e via via che le matasse si dipanavano apparivano le scene che le stesse avevano deciso di rappresentare: nella tela di Atena erano rappresentate le grandi imprese compiute dalla dea e i poteri divini che le erano propri; Aracne invece, raffigurava gli amori di alcuni dei, le loro colpe e i loro inganni.

Quando le tele furono completate e messe l’una di fronte all’altra, la stessa Atena dovette ammettere che il lavoro della sua rivale non aveva eguali: i personaggi che erano rappresentati sembrava che balzassero fuori dalla tela per compiere le imprese rappresentate. Atena, non tollerando l’evidente sconfitta, afferrò la tela della rivale riducendola in mille pezzi e tenendo stretta la spola nella mano, iniziò a colpire la sua rivale fino a farla sanguinare.
Aracne, illustrazione di Gustave Doré
Purgatorio, Divina commedia, canto XII
Illustrazione di Gustave Doré (1832 – 1883)

Aracne, sconvolta dalla reazione della dea, scappò via e tentò di suicidarsi cercando di impiccarsi a un albero. Ma Atena, pensando che quello fosse un castigo troppo blando, decise di condannare Aracne a tessere per il resto dei suoi giorni e a dondolare dallo stesso albero dal quale voleva uccidersi ma non avrebbe più filato con le mani ma con la bocca perchè fu trasformata in un gigantesco ragno.

Racconta Ovidio (Metamorfosi, IV, 23 e segg.): ” (…) Accetta Minerva la sfida … la dea dai biondi capelli si corrucciò del felice successo e stracciò la trapunta tela che scopre le colpe dei numi e colpì con la spola di citoriaco bosso più volte la fronte di Aracne. Non lo patì l’infelice: furente si strinse la gola con un capestro e restò penzoloni. Atena, commossa, la liberò, ma le disse: – Pur vivi o malvagia, e pendendo com’ora pendi. E perchè ti tormenti nel tempo futuro, per la tua stirpe continui il castigo e pei tardi nepoti -. Poscia partendo la spruzza con sughi di magiche erbette: subito il crime toccato dal medicamento funesto cadde e col crine le caddero il naso e gli orecchi: divenne piccolo il capo e per tutte le membra si rimpicciolisce: l’esili dita s’attaccano, invece dei piedi, nei fianchi: ventre è quel tanto che resta, da cui vien traendo gli stami e, trasformata in un ragno, contesse la tela di un tempo” .
Dipinto di Arache, Paolo Veronese (1528 - 1588), palazzo Ducale, Venezia (Italia)
Aracne
Paolo Veronese (1528 – 1588), Palazzo Ducale, Venezia (Italia)

Scrive Dante Alighieri (Purgatorio, XII, 43-45):
«O folle Aragne, sì vedea io te
Già mezza ragna, trista in su li stracci
De l’opera che mal per te si fé».

Ragnatela con ragno

Ancor oggi, quando si vede un ragno tessere la sua tela, si ripensa alla sorte toccata alla tessitrice della Lidia condannata per il resto della sua vita a quel triste destino perchè aveva osato essere più abile di una dea.


kAtRiNe PeTrOvA

Gli insospettabili delitti della casa infondo alla strada (recensione)

Buon pomeriggio mondo!

Today mi sento ispirata e per questo voglio raccontarvi di questo libro scoperto quasi per caso… Si tratta degli “insospettabili delitti della casa infondo alla strada” di Alex Marwood . ( genere thriller)

RISCHIO SPOILER !!!!!! E COME GUARDATRICE DI MOLTE SERIE TV SONO COSTRETTA AD AVVISARVI…  ANCHE SE IMMAGINO SIATE A CONOSCENZA DEL PERICOLO VISTO LA SCRITTA “RECENSIONE” COMUNQUE SIA IO VI AVVERTO!



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Tutto inizia dentro una sala interrogatori con un aria un pò grave e non si capisce bene dove si voglia andare a parare o chi siano i personaggi o l’andamento della storia e trovo che questo sia proprio il bello dei thriller non sai mai cosa aspettarti. Man man ti viene data una panoramica dei personaggi perchè se c’è una cosa che è risucita a fare ALEX MARWOOD è quella di non introdurre troppi personaggi come a volte succede ma quanti bastano per farti affezzionare ad ognuno di loro!

Abbiamo Cheryl la prima di cui sentirete parlare che andando avanti nel libro scoprirete molto di più sul suo carattere un po lascivo.

Collette o ex Lisa la cui storia vi intrigherà subito

Hossein un altro vicino di casa iraniano che ben presto si accorgerà di provare interesse per Collette e la cosa sarà più che reciproca…. Ma attenti non si parla tanto di una storia d’amore anzi viene alimentata solo verso la fine ed è anche questo un punto forte della storia che non cade nei soliti clichè.

Vesta un nonnina simpatica e se non vi ha offerto almeno una decina id volte il tè allora state leggendo il libro sbaglio… In lei molti anche giovani si raffigureranno perchè non c’è nessuno che almeno una volta si è chiesto ma dove sono? cosa sto facendo? ma soprattutto è questo che desidero per me?

Thomas uno di quei personaggi senza quale il libro non esisterebbe estato introdotto piano piano con quel suo alone di mistero stupefacente e anche quando uno capisce che è lui, lui di cui si parlava all’inizio rimane avvolto in quell’aura quasi teatrale e di suspence un gioco giocato stupendamente dalle Marwood. Ha una storiline favolosa al partire dall’aggettivo di AMANTE  e alla sua disperata voglia di comprensione e di qualcuno che lo ami tanto da studiarsi le imbalsamazioni egiziane e non vi anticipo altro…

e poi c’è un’altro vicino il violonista di cui si sente parlare ma nemmeno tanto con una storline un pò banale ma che è servita per lo svolgimento dei fatti senza di lui vesta e collette non si sarebbero dette moltee cose che po Vesta non avrebbe detto a Hossei e Charyl , quindi seppur si possa pensare ad un personaggio inutile non lo è affatto.

il finale? In un’unica parola INTELLIGENTE e come se la pioggia londinese lasciasse nella storia quel suo filo di mistero è un finale senza pretese che finisce come era iniziato con la figura di Cheryl da narratore e quasi” un lieto fine”… e come ogni finale che si rispetti non può che non lasciare qualche domanda ma almeno sappiamo che VESTA realizzerà i suoi sogni e che forse diverranno una grande famiglia felice tutti insieme. Mi è solo dispiaciuto la non esplicitazione del personaggio di Hossein alla fine per sapere se era con loro pronoto per partire verso ILFRANCOBE .

OOh e se c’è una cosa che mi fa impazzire dei libri è la copertina e questa direi che rispecchia a pieno lo stile del libro!

Starei qui a parlare ore ed ore di questo favoloso libro che non riuscirete a dimenticare tanto in fretta una volta finito ma non voglio “spolerarvi ” tutto se no dove sarebbe il divertimetno ?! 😉



Questo era il mio debutto nel mondo delle recensioni , forse un pò troppo di getto ma è comunque un qualcosa di sperimentativo… Buona giornata mondo! Risultati immagini per gli insospettabili delitti della casa in fondo alla strada

 

Katrine Petrova

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