DIONISIO

Buona sera a tutti!

Come promesso , godetevi il prossimo Dio e per chi è amante del buon Vino direi di sacrificare qualcosa in favore del magnifico DIONISIO O BACCO (roma)

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L’origine di Dioniso è controversa, ma la versione più comune del mito lo dice figlio di Zeus e di Semele, figlia di Cadmo re di Tebe. Zeus, travestito da uomo mortale, ebbe un’avventura segreta con Semele e la gelosa Era, assunte le sembianze della vecchia nutrice Beroe, consigliò a Semele, già incinta di sei mesi, di esigere dal suo amante che si mostrasse nella sua vera forma e natura. Semele seguì quel consiglio e, quando Zeus rifiutò di accondiscendere, gli rifiutò il suo letto. Il dio allora, furibondo, le apparve fra tuoni e folgori e Semele ne morì. Ma Ermete salvò il bambino: lo cucì nella coscia di Zeus dove potè maturare per altri tre mesi, e a tempo debito venne alla luce. Ecco perché Dioniso e detto “nato due volte” o anche “il fanciullo della doppia porta”.
Per ordine di Era, i Titani si impadronirono di Dioniso, e benché egli si trasformasse di continuo, lo fecero a brani, Poi ne bollirono i resti in un calderone, mentre un albero di melograno sorgeva dal suolo inzuppato del suo sangue. Ma la nonna Rea accorse in suo aiuto e gli ridonò la vita. Zeus lo affidò allora a Persefone che lo condusse dal re di Orcomeno Atamante, e convinse la sua moglie Ino ad allevare Dioniso negli alloggi delle donne, travestito da fanciulla. Ma Era non si lasciò ingannare e punì la coppia regale con la pazzia, cosicché Atamante uccise suo figlio Learco scambiandolo per un cervo. Ino afferrò allora Melicerte, il suo figliolo più giovane, e fuggì; ma sarebbe scampata a stento alle frecce di Atamante se il giovane Dioniso non avesse temporaneamente accecato Atamante, cosicché egli uccise una capra invece di Ino.
Ermete allora, seguendo le istruzioni di Zeus, trasformò Dioniso in un capretto o in un ariete e lo portò dalle ninfe Macride, Nisa, Erato, Bromie e Bacche, che vivevano sul monte Nisa in Elicona. Esse celarono Dioniso in una grotta e lo nutrirono di miele. Zeus, in segno di gratitudine, pose poi la loro immagine tra gli astri, come costellazione delle Iadi. Fu sul monte Nisa che Dioniso inventò il vino, e tale invenzione gli procurò grandissima fama. Quando raggiunse la maturità, Era riconobbe in lui il figlio di Zeus, benché fosse molto effeminato per via dell’educazione ricevuta, e fece impazzire anche lui. Egli andò vagando per il mondo, accompagnato dal suo tutore Sileno e da un gruppo frenetico di Satiri e di Menadi, le cui armi erano bastoni ricoperti d’edera con una pigna sulla punta, chiamati tirso, e spade e serpenti e rombi (asticelle ronzanti). Egli navigò fino all’Egitto, portando il vino con sé; e a Faro il re Proteo lo accolse ospitalmente. Tra i Libi del delta del Nilo, di fronte all’isola di Faro, vi erano certe regine delle Amazzoni e Dioniso le invitò a marciare con lui contro i Titani che avevano scacciato re Ammone dal suo regno. La sconfitta dei Titani fu uno dei molti successi militari di Dioniso, che restituì ad Ammone il suo trono.
Egli si diresse poi a oriente, verso l’India. Giunto all’Eufrate si trovò di fronte un avversario, il re di Damasco, che Dioniso scorticò vivo; poi lanciò sul fiume un ponte d’edera e di vite; e una tigre, mandata dal padre suo Zeus, lo aiutò a passare sulla sponda opposta del Tigri. Raggiunse così l’India, dopo aver affrontato molti avversari lungo il cammino, e conquistò l’intera regione, insegnando agli abitanti l’arte della viticoltura, istituendo leggi e fondando città.
Al suo ritorno gli si opposero le Amazzoni, che egli aveva già respinto in precedenza sino a Efeso. Alcune si rifugiarono nel tempio di Artemide; altre fuggirono a Samo, dove Dioniso le inseguì con delle navi, facendone strage. In seguito Dioniso ritornò in Europa passando dalla Frigia, dove sua nonna Rea lo purificò per i molti delitti commessi durante la sua pazzia e lo iniziò ai Misteri. Dioniso poi invase la Tracia, ma non appena la sua gente fu sbarcata alla foce del fiume Strimone, Licurgo, figlio di Driante re degli Edoni, li attaccò selvaggiamente con un pungolo da bestiame e catturò l’intero esercito; Dioniso si tuffò sulle onde del mare e si rifugiò nella grotta di Teti. Rea, irritata per questa sconfitta, aiutò i prigionieri a fuggire e fece impazzire Licurgo: egli colpì con una scure il proprio figlio Driade, convinto di potare una vite. Quando Dioniso, riemerso dal mare, dichiarò che la terra sarebbe rimasta sterile finché Licurgo non fosse stato messo a morte, gli Edoni lo trascinarono sul monte Pangeo e cavalli selvaggi ne straziarono il corpo. Sempre in Tracia, Orfeo trascurò di onorarlo, iniziando invece i suoi fedeli ad altri misteri e condannando i sacrifici umani. Irritato, Dioniso incaricò le Menadi di far vendetta. Esse raggiunsero Orfeo a Deio, in Macedonia. Attesero che gli uomini fossero entrati nel tempio di Apollo e, impadronitesi delle armi, irruppero nel recinto sacro, uccisero tutti i fedeli e fecero a pezzi Orfeo, gettando nel fiume Ebro la sua testa.
Vinta ogni opposizione in Tracia, Dioniso passò in Beozia, dove visitò Tebe e invitò le donne a unirsi alle sue feste notturne sul monte Citerone. Penteo, figlio di Cadmo, re di Tebe, cui non garbava la vita dissoluta di Dioniso, lo arrestò unitamente alle Menadi, ma improvvisamente impazzito, invece di mettere in ceppi Dioniso mise in ceppi un toro. Le Menadi fuggirono di nuovo e si dispersero furibonde lungo le pendici del monte, dove fecero a brani i vitelli. Penteo cercò di fermarle, ma, accese dal vino e dalla frenesia religiosa, esse lo fecero a brani. La madre di Penteo, Agave, guidava le forsennate, e fu lei che gli staccò il capo dal busto.
A Orcomeno, le tre figlie di Minia chiamate Alcitoe, Leucippe e Arsippe o Aristippe o Arsinoe, avendo osato disprezzare Dioniso e rifiutato di partecipare alle feste notturne, furono rese folli e spinte a fare a brani i loro figli, e poi trasformate in pipistrelli. Ad Argo le figlie di re Preto si rifiutarono di unirsi alle Menadi. Anch’esse impazzirono e salirono sulle montagne credendo di essere vacche e mangiando i loro figli. Secondo un’oscura leggenda argiva, Perseo combattè contro Dioniso uccidendo molti dei suoi seguaci: Dioniso lo punì facendo impazzire le donne argive, che cominciarono a divorare crudi i loro bambini. Perseo si affrettò ad ammettere la propria colpa e placò Dioniso erigendogli un tempio.
Quando l’intera Beozia ebbe accettato il culto di Dioniso, il dio si recò nelle isole dell’Egeo, spargendo gioia e terrore ovunque passava. Giunto a Icaria, si accorse che la sua nave non teneva più il mare e ne noleggiò un’altra da certi marinai tirreni che dicevano di essere diretti a Nasso. Erano invece pirati e, ignari della divina natura del loro passeggero, fecero rotta per l’Asia, dove intendevano venderlo per schiavo. Dioniso fece allora crescere una vite attorno all’albero maestro, mentre l’edera avvolgeva il sartiame, trasformò i remi in serpenti e se stesso in leone, e la nave si colmò di fantasmi di animali feroci che si muovevano al suono di flauti, cosicché i pirati terrorizzati si gettarono in acqua e divennero delfini. A Icaria è legato il mito di Icario e di Erigone. Icario, eroe eponimo di Icaria, accolse benevolmente Dioniso, che in compenso gli diede la vite e gl’insegnò l’arte della sua coltivazione; ma quando Icario offrì il vino prodotto ai pastori e ai contadini vicini, questi si ubriacarono e credendo di essere stati avvelenati lo uccisero a bastonate. La figlia Erigone, all’oscuro di ciò che era accaduto al padre, lo cercò in ogni dove con l’aiuto della fedele cagna Mera, e allorché trovò il suo carpo esanime si impiccò per il dolore. Dioniso però intervenne, pose fra gli astri Icario ed Erigone, e per punirne gli abitanti devastò la regione di Icaria, finché non vennero istituite per placarlo feste e sacrifici in suo onore.
A Nasso, Dioniso incontrò la bella Arianna, che Teseo aveva abbandonata durante il sonno. Ella, lasciata sola sul lido deserto, al risveglio ruppe in disperati lamenti; ma ecco Dioniso con il suo gaio corteo di Satiri e Menadi giungere in aiuto e, senza por tempo in mezzo, la sposò, ponendole sul capo la corona di Teti, fabbricata da Efesto con oro e rubini indiani disposti in forma di rose. Arianna gli generò numerosi figli. In seguito Dioniso pose la corona nuziale di Arianna in cielo nella costellazione della Corona Boreale. Dioniso figura anche nella lotta degli Dei contro i Giganti, abbattendo Eurito con un colpo di tirso (che è un lungo fusto ornato d’edera) e gli asini cavalcati dai Satiri provocarono terrore nei Giganti con i loro ragli.
Infine, affermato il suo culto in tutto il mondo, Dioniso ascese al cielo e sedette alla destra di Zeus come uno dei Dodici Grandi. La mite e umile dea Estia gli cedette il suo posto alla mensa, lieta di cogliere quell’occasione per sottrarsi alle continue dispute degli dèi, ben sapendo che sarebbe stata accolta con gioia in ogni città greca che le fosse piaciuta visitare. Dioniso poi discese al Tartaro passando da Lerna e, donandole del mirto, indusse Persefone a liberare la madre sua Semele. Semele salì con Dioniso nel tempio di Artemide a Trezene; ma per non ingelosire le altre ombre dei morti, Dioniso le cambiò nome e la presentò agli dèi olimpi come Tione. Zeus mise a sua disposizione un alloggio ed Era si chiuse in un indispettito ma rassegnato silenzio.



Spero di aver catturato il vostro interesse e alla prossima con ATENA & AFRODITE e diciamo che non siano le donne più tranquille lassù nell’olimpo…

to be continued…

Katrine Petrova ❤ 

 

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