ERA

Sono pronta ad aggiornare la storia dei nostri dei con una Dea molto discussa :

ERA O GIUNONE (per roma)

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antica divinità lunare di origine micenea, ebbe il centro del suo culto ad Argo, da dove si diffuse per tutto il Peloponneso, poi nella Beozia, nell’Eubea e a Samo. Figlia di Crono e di Rea, regina del cielo e legittima sposa di Zeus, e quindi simbolo della fedeltà coniugale.
Vi sono molte versioni sul mito della nascita e del matrimonio di Era. Come tutti i suoi fratelli e sorelle, fuorché Zeus, Era venne inghiottita alla nascita dal padre, che temeva che uno dei suoi figli si rivelasse più potente di lui. Grazie all’astuzia di Rea e di Meti, venne restituita alla vita. Secondo alcuni dopo essere stata vomitata dallo stomaco di Crono, venne allevata da Oceano e da Teti, durante la lotta fra gli dèi e i Titani. Secondo altri, venne cresciuta in Arcadia dall’eroe Temeno, figlio di Pelasgo, o dalle Ore in Eubea, oppure dalle figlie del fiume Asterione nell’Argolide. Secondo alcuni, Zeus trovò Era in Eubea, fuggì con lei sul monte Citerone e la prese in una caverna. Secondo una versione celebre della loro storia matrimoniale, Zeus raggiunse Era sul monte Tornace (ora chiamato Montagna del Cuculo), in Argolide, dove la corteggiò, dapprima senza successo. Era ebbe pietà di lui soltanto quando egli si trasformò in un cuculo infreddolito, e teneramente lo riscaldò sul proprio seno. Ma Zeus subito riassunse il proprio vero aspetto e la violentò, ed Era fu così costretta a sposarlo.
Tutti gli dèi recarono doni agli sposi; la Madre Terra diede a Era un albero dalle mele d’oro che fu poi custodito dalle Esperidi nell’orto di Era sul monte Atlante. La dea trascorse la sua prima notte di nozze con Zeus a Samo. Come legittima moglie del primo fra gli dèi, Era è la protettrice delle spose. Molti luoghi di culto (Creta, Samo, Eubea e Nasso) reclamarono per sé la consacrazione di queste divine nozze e infatti in tutta la Grecia l’istituzione del sacro matrimonio venne mantenuta in memoria di questa unione. Le melagrane e le mele erano sacre a Era: le melagrane venivano date alle spose di Atene e i matrimoni venivano celebrati nel mese di Era (Gamelion). Da Era e Zeus nacquero gli dèi Ares, Efesto, Ilizia ed Ebe, benché taluni dicano che Efesto nacque da Era per partenogenesi, cioè senza alcun aiuto maschile. Quando Zeus nello stesso modo partorì Atena dalla testa, con l’aiuto dell’ascia di Efesto, Era, per gelosia diede alla luce Tifone che sarebbe poi diventato il più pericoloso nemico di Zeus (il mostro viene a volte considerato figlio di Gea).
Temi più sfruttati dai mitografi e dai poeti erano la collera e la gelosia di Era per le infedeltà di Zeus. Accecata dalla gelosia, cercava sempre di vendicarsi delle creature amate da Zeus e dei figli nati da quelle unioni. Uno degli esempi più eclatanti del suo spirito vendicativo fu la persecuzione nei confronti di Alcmena e di suo figlio Eracle (anche se il nome dell’eroe significa “la Gloria di Era”). In odio ad Alcmena ritardò la nascita di Eracle, affrettando invece il parto della moglie di Stenelo e la nascita di Euristeo. Con questa astuzia Era ottenne che Euristeo, secondo la promessa di Zeus, avesse il regno di Micene, ed Eracle fosse costretto a servire Euristeo. Inoltre, non paga, pensò di liberarsi del bambino mandando dal cielo due serpenti perché lo strozzassero; ma Eracle li afferrò uno per mano e li uccise. Eracle dovette soffrire ancora per la collera di Era, poiché si attribuisce alla dea l’idea primigenia delle “dodici fatiche”. Ella lo perseguitò incessantemente fino all’apoteosi finale. Tuttavia, ciò le costò, dato che Zeus la punì talvolta crudelmente. Così, dopo aver conquistato la città di Troia, sulla strada del ritorno, Era suscitò una violenta tempesta che scagliò la nave d’Eracle sulla costa di Cos. Irritato, Zeus appese allora la dea al cielo fissandole due bracciali d’oro ai polsi, e le legò un’incudine a ogni caviglia. Per liberare la madre da questa incresciosa posizione, Efesto si attirò la collera di Zeus che lo fece precipitare nel vuoto.
Era perseguitò anche Latona, madre di Apollo e di Artemide. Aveva infatti proibito a tutti i luoghi della terra di offrirle asilo, affinché non potesse partorire. Così Latona errava senza poter fermarsi mai. Infine giunse a Ortigia presso Delo, dove mise alla luce Artemide, che appena nata aiutò sua madre ad attraversare lo stretto e a Delo, Latona si sgravò di Apollo. Alla sua sacerdotessa Io, Era fece rapire il figlio Epafo, e lo affidò ai Cureti perché lo nascondessero. Ella fu la causa della tragica fine di Semele, amata da Zeus e al quale generò Dioniso; fece poi impazzire Atamante e Ino, colpevoli d’aver allevato il bambino. Convinse Artemide ad uccidere con una freccia Callisto, figlia di Licaone, sedotta da Zeus. Belo ebbe una bellissima figlia, Lamia, che generò a Zeus alcuni figli, ma tutti, salvo Scilla, furono uccisi da Era ingelosita.
Era, protettrice del matrimonio monogamico, fu un vero modello di fedeltà. Nella battaglia tra gli dèi e i Giganti, Zeus, forse per metterla alla prova, spinse il gigante Porfirione a desiderare il suo corpo, ma quando questi lacerò la veste di Era e cercò di sedurla, Zeus divenne pazzo di gelosia e lo abbattè con una folgore ed Eracle lo ferì mortalmente con una freccia. Anche Efialte fece un tentativo di sedurre Era; ma Apollo scoccò una freccia nell’occhio sinistro del malvagio e chiamò Eracle, che subito gli scoccò un’altra freccia nell’occhio destro, e così lo finì. Quando anche Issione tentò di sedurre la dea, venendo meno alle leggi di ospitalità (poiché era ospite di Zeus sull’Olimpo), Zeus, indovinando le intenzioni dell’ospite, modellò una nuvola con la forma di Era, e con essa Issione si prese il suo piacere. Zeus ordinò ad Ermete di fustigarlo senza pietà finché egli avesse ripetuto le parole: “I benefattori devono essere onorati”; poi lo legò a una ruota di fuoco che rotola senza posa nel cielo.
Presto Era smise di essere soltanto protettrice delle donne e giocò un ruolo molto importante nei miti di guerre e battaglie e fu onorata da guerrieri e re. Era svolse una parte molto importante nella storia della guerra di Troia narrata da Omero nell’Iliade, anche se il suo tentativo di corrompere Paride con l’offerta di molte ricchezze venne risolto brevemente. Fu proprio perché Paride non le assegnò la mela d’oro, il premio di bellezza, che Era perseguitò Troia con furia implacabile. Il poeta Stesicoro dice che Era salvò Elena dal disonore sostituendola con un fantasma che Paride portò con sé a Troia, mentre Ermete, dietro sue precise istruzioni, portò la vera Elena in salvo in Egitto. Più tardi, Era estese la sua protezione a Menelao, ch’ella rese immortale. Spesso Era rischiò d’essere punita per aver aiutato i Greci contro gli ordini di Zeus, e un giorno sedusse il dio e lo portò con sé dietro una nube d’oro per lasciar libero Poseidone di spronare i Greci alla battaglia.
Nell’Eneide, Era è rappresentata come persecutrice irriducibile di Enea, che cerca in tutti i modi di respingere lontano dall’Italia finché non è costretta a cedere per volere di Zeus e dei fati. Giasone, nella sua spedizione alla conquista del Vello d’Oro, ottiene l’aiuto di Era nell’oltrepassare indenne le Rocce Cianee e i passi marini di Cariddi e Scilla, soltanto perché grazie a lui può vendicarsi del re Pelia di Iolco, colpevole d’aver profanato il suo altare con l’uccisione di Sidero, sua matrigna. Più tardi Medea convince le figlie di Pelia a tagliare il padre a pezzi e a bollirlo in un calderone.
Una leggenda, che ha origini a Pletea, narra che vi fu una disputa fra Zeus ed Era; questa abbandonò Zeus a causa della sua infedeltà e fuggì in Eubea. Zeus, assai avvilito, si rifugiò a Platea, presso il re Citerone. Questi, assai saggiò, consigliò al dio di costruire una statua di legno rappresentante una donna, di avvolgerla in un grande mantello e di porla nel suo cocchio, e poi spargere in giro la voce che si trattasse della sua nuova sposa, Platea, figlia di Citerone. Quando Era venne a saperlo, furiosa si precipitò sul luogo, strappò via il mantello e vide che si trattava soltanto di una statua di legno. Comprese lo scherzo e si riconciliò con il consorte.
Un giorno Era e Zeus ebbero un’accesa discussione sull’argomento del piacere sessuale. Zeus sosteneva che le donne assaporano nell’atto sessuale un piacere molto maggiore che gli uomini, mentre Era gli rispose che accade esattamente il contrario. Decisero di consultare Tiresia che, in base alla sua esperienza personale, rispose che il piacere di una donna è nove volte superiore a quello di un uomo. Era fu così esasperata dal sogghigno di trionfo di Zeus che accecò Tiresia. Ma Zeus lo ricompensò con il dono della chiaroveggenza e della longevità.
Era veniva venerata dalle donne di tutta la Grecia (anche se la funzione di protettrice della nascita passò alla figlia Ilizia, su cui Era continuò comunque a esercitare una grande influenza). Ad Argo si narrava che ogni anno Era riconquistasse la sua verginità bagnandosi nella fonte di Canato. Le erano sacri il pavone, la cornacchia e il melograno; aveva come messaggeri Iride e le Ore.
A Roma fu identificata con Giunone.

Katrine Petrova

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