Verità!

Si pensa sempre a chi adotta e un pò troppo poco a chi è stato adottato e non viene nemmeno trattato tanto come argomento… e una delle domande che quasi mai uno si fa e quando dire al proprio figlio che è stato adottato… quando è piccolo appena nato è tutto più facile ma   dopo? incorrono tanti fattori e una scelta sbaglita può pregiudicare tutto.

ECCO A VOI DI SEGUITO I CONISGLI DI UN ESPERO!

nnanzitutto vorrei rilevare che, anche se spesso è utilizzato questo termine, non si può parlare di rivelazione vera e propria, ma piuttosto di un racconto che si struttura nella vita vissuta con il figlio, gradualmente ma sempre con estrema sincerità.

La conoscenza della realtà adottiva, infatti, deve diventare parte delle normali relazioni che si svolgono all’interno della famiglia. Se ne deve poter parlare liberamente e con serenità durante la vita quotidiana, nei momenti opportuni, senza che essa debba diventare un segreto, o al contrario riproposta continuamente e insistentemente.

L’organizzazione del racconto di com’è nata la famiglia adottiva è un compito molto importante per la costruzione del legame fra genitori e figli, perché questo può permettere ai genitori di raccontarsi, comunicando le proprie emozioni e i propri vissuti rispetto alle proprie vicende personali e a quelle dei loro figli. Nello stesso tempo permette ai bambini di vedersi inscritti in una continuità che, nonostante lo stacco dell’adozione, li faccia sentire dotati di una propria storia che continua e della quale si può parlare. Questo consente la costruzione di un’identità coerente e la possibilità di sentirsi parte di una nuova famiglia capace di accettare il figlio con il suo passato come persona intera.

 

Come raccontare la storia. E’ importante che i genitori siano sereni rispetto a tutte le fasi del percorso adottivo, in modo che quest’atteggiamento sia trasmesso in modo costante all’interno dei rapporti familiari.

Questa serenità si ottiene solo se essi hanno rielaborato in modo reale e profondo la propria vicenda personale, in particolare la sofferenza legata a quei momenti particolarmente difficili, come la scoperta della sterilità, che ha impedito la realizzazione del progetto di diventare genitori di un figlio generato dalla coppia stessa; trasmettere la gioia di diventare genitori di un bmbino nato da altri e con una sua storia precedente è un momento di trasmissione di senso e di valore per il bambino adottivo e per gli stessi genitori.

Anche i bambini adottati hanno delle sofferenze che vanno accolte senza timori. Non bisogna lasciarsi sopraffare dal desiderio di cancellare il passato doloroso (“ora non pensarci più, adesso ci siamo noi che ti proteggiamo”). Spesso mantenere un atteggiamento di comprensione e di supporto rispetto a queste sofferenze, senza nasconderle e fuggirle non è facile. Ma quali sono i motivi per cui i genitori adottivi possono avere timore di parlare del passato dei propri figli?

Una motivazione può essere il timore che i bambini soffrano nel sentir parlare della propria storia, che è così complessa e particolare. Si nasconde il desiderio, da parte di alcuni genitori, di destorificare il bambino, privandolo di un passato che potrebbe essere difficile e doloroso, escludendo così tuttavia una parte importante di ciò che egli è e di come si è costruito nel tempo.

Risposte confuse alle domande che il figlio pone, parlare di altro, evitare di parlare dell’adozione, o alcuni atteggiamenti non verbali legati all’evitamento e alla negazione, possono trasmettere l’idea che l’adozione sia un momento da tenere nascosto o del quale non si vuole parlare.

 

Come raccontare. La storia va costruita con il figlio.  Si può costruire un libro, dove si possono aggiungere foto, disegni fatti dal figlio, che può così trasmettere le sue fantasie e i suoi vissuti. Se non ricorda i nomi dei genitori biologici si possono assegnare nomi di fantasia, se non ricorda il volto o i volti, si possono inventare.

Il bambino dovrà essere informato sulle informazioni che si hanno sul suo passato, anche se questo andrà fatto in base e con i modi che l’età del bambino o della bambina permettono e al suo livello di sviluppo. La storia del resto, cresce con lui per cui è necessario pensarla come un disvelamento graduale ma sincero.

E’ necessario accogliere tutte le domande del bambino nelle diverse fasi di sviluppo, anche quando queste possono diventare imbarazzanti e impegnative, perché è proprio il significato che noi diamo agli avvenimenti che aiuterà nostro figlio a rielaborare la sua storia e a integrare il suo passato con il suo presente.

Inoltre è bene prepararsi in anticipo, grazie agli spunti che vengono forniti dai Servizi o dagli Enti, di fronte a domande difficili che possono mettervi in difficoltà, perché l’evitamento e la fuga verranno immediatamente percepiti da vostro figlio e gli daranno la sensazione di una vicenda che deve rimanere nascosta, segreta, della quale i genitori non vogliono parlare.

Quando raccontare la storia? Il racconto va fatto ogni volta che il bambino lo chiede. In assenza di domande esplicite, si possono cogliere le occasioni per parlarne, nel rispetto delle sue capacità e della sua voglia di ascolto. I genitori dovranno fare particolare attenzione anche a tutto ciò che il bambino comunica con il suo comportamento, che costituisce un atto comunicativo non verbale ma preciso. I disegni, le domande indirette, le fiabe che vorrà ascoltare, i giochi che farà, costituiranno spesso domande che andranno “ascoltate” e cui bisognerà dare risposta.

I bambini molto piccoli difficilmente faranno domande esplicite. Saranno i genitori che dovranno cogliere il momento opportuno per parlarne, con naturalezza e semplicità. Si può creare una favola o un racconto semplice da leggere ogni tanto, così da rendere familiare l’idea dell’adozione.  I bambini più grandi invece, spesso hanno ricordi vividi, dei quali iniziano a parlare quando incominciano a fidarsi dei genitori adottivi. Essi dovranno essere rispettati nei loro tempi e modi di parlare più o meno direttamente del loro passato, in quanto a maggior ragione con loro il racconto si costruirà insieme.

 

Concetti chiave da tener presente.

La storia della coppia. Ripercorrete il vostro percorso dando voce alle emozioni che avete provato nel tempo. Il figlio deve potersi sentire frutto del vostro desiderio, al di là del fatto che sia nato biologicamente o no da voi.

La storia del bambino. Nel parlare dei genitori biologici, evitare di renderli migliori di quello che presumibilmente sono stati. Non è un atto di eroismo abbandonare un bambino. I genitori biologici sono tuttavia coloro che l’hanno messo al mondo, un ventre l’ha tenuto nel suo grembo per nove mesi, gli ha dato la vita.  Pur evitando di far apparire i genitori biologici migliori di quello che sono stati, cerchiamo di offrire un risvolto positivo agli avvenimenti che l’hanno visto partecipe. Lui (o lei), per esempio, hanno avuto un dono immenso poiché sono stati amati, desiderati, voluti intensamente dai genitori adottivi.

L’abbandono. Riconoscere e accogliere la sofferenza del figlio senza dare giudizi, può avere un’importante funzione ripartiva. Nessuno toglie il valore degli avvenimenti che hanno visto i figli protagonisti, alcuni dei quali sono francamente ed evidentemente drammatici. Ma per quanto si può, sarebbe bene, pur sottolineando il significato negativo e doloroso degli avvenimenti, evitare di pronunciare giudizi sulle persone coinvolte.

La presenza di un terzo. Non bisogna dimenticare di nominare il tramite, la persona o le persone che hanno fatto in modo che genitori e bambino s’incontrassero (il giudice o i referenti dell’Ente nel paese straniero).

Il primo incontro. Raccontate il primo incontro con il bambino comunicando le emozioni provate quel giorno.

Il lieto fine. Come ogni fiaba, anche questa ha un lieto fine.  Si può completare con un disegno fatto dal bambino, raccontando e rappresentando l’inizio della vita comune. Comunicare che non si tratta di una conclusione ma di una storia aperta e ancora tutta da costruire.



10 questioni che i ragazzi adottati vogliono farvi sapere

Sono stata  adottata  quando ero una bambina ed a quei tempi l’adozione era ancora coperta dal velo del silenzio .

Mia madre biologica ha mantenuto la sua gravidanza in segreto per quasi sette mesi. I suoi genitori ei genitori di mio padre biologico hanno, poi,  convenuto di mandarla lontano per potermi dare alla luce . Mi ha messa al mondo in una camera sterilizzata; era spaventata, senza volti familiari vicino e nessuno che potesse capire la sua situazione. Mi portano lontano da lei prima ancora che avesse avuto la possibilità di vedermi . Oggi ci rendiamo conto che tale separazione è traumatica sia per la madre che per  il bambino, e che le prime esperienze hanno un grande impatto sul cervello . Ho trascorso 82 giorni in una casa famiglia, fino a quando non sono andata a casa con i miei genitori adottivi. I miei genitori hanno pensato di essere persone molto “aperte” quando mi hanno informato della mia adozione, ma nessuno mi ha guatato a capire che cosa realmente significasse . Nessuno dei miei amici è stato adottato, o forse non parlavano. L’adozione è stato un grande segreto e mi pensava spesso. Mi chiedevo se la madre del mio migliore amico sarebbe potuta essere mia madre “reale”. Mi chiedevo cosa c’era di sbagliato in me se la mia madre naturale mi aveva dato via o se mai un giorno sarebbe tornata. Ho amato la mia famiglia, quindi questa idea mi ha causato grande preoccupazione . Ho faticato a completare i compiti che la scuola mi dava da fare in riferimento al mio albero genealogico.

Ho iniziato ad andare in terapia, quando avevo 6 anni, perché ho iniziato ad avere difficoltà a dormire ed a mostrare un ansia crescente quando mi allontanavo dalla mia mamma . La giornata poteva iniziare con la paura che mia madre si potesse dimenticare di venirmi a prendere a scuola. Anche se lei era sempre lì, una parte di me sapeva che era stata abbandonata e il mio Io-bambino credeva che questo potesse accadere di nuovo. I pigiama party e le notti in cui restavo a dormire dalla nonna erano stati caratterizzati dai dolori di stomaco causati dai nervi e da mal d’orecchie inventanti . I miei genitori torneranno? Avevo bisogno disperatamente di qualcuno che mi aiutasse a comprendere i miei sentimenti. Purtroppo, il mio terapeuta dell’età evolutiva non era quel tipo di persona. Sono andato due volte. Ho disegnato delle zucche. La mia adozione non è mai stata menzionata.

Sono tornata in terapia a vent’anni, fresca di liceo e curiosa di tutto. Mi ci sono voluti due anni per parlare della mia adozione. Il fatto che chiedermi dell’adozione non rientrava nell’orizzonte del mio terapeuta, credo mi abbia condizionato a credere che questo non fosse importante. Solo dopo essermi laureata al college, ho iniziato ad esplorare come la mia adozione mi aveva “condizionato”. Ho cominciato ad unire i puntini della mia storia ed a chiedere. Ho incontrato mia madre naturale e la sua famiglia due anni fa, ho cercato e trovato la famiglia di mio padre biologico. Lui non è più in vita, ma ora possiedo una sua foto. Per la prima volta nella mia vita, ho visto qualcuno a cui assomiglio.

La mia esperienza non è unica, ma è importante.

Capisco ora che il motivo principale per il quale i ragazzi adottati non parlano delle loro difficoltà, di solito, questo: quando siamo giovani, non abbiamo la capacità di identificare la nostra esperienza e di articolare i nostri sentimenti . Quando si matura, se nessuno parla di adozione, abbiamo l’ idea che i nostri sentimenti non vengano capiti o convalidati. Ora sono un terapeuta e ho lavorato a lungo con famiglie affidatarie.

Nel mio lavoro cerco di aiutare questa generazione di bambini adottati, famiglie adottive e genitori di nascita ad avere un’esperienza diversa da quella che ho vissuto io.

Quindi, questi sono le 10 cose che i ragazzi adottati vogliono che il mondo sappia:

1) I ragazzi adottati vogliono che i loro genitori adottivi siano preparati emotivamente e psicologicamente prima di portarli a casa per diventare una famiglia .

E’ di grande aiuto quando  i genitori hanno fatto il loro lavoro psicologico prima di adottare e continuano a prestare attenzione alla propria esperienza adottiva. E ‘ importante che i genitori possano vivere il travaglio di non essere in grado di concepire un figlio biologico, se questa è stata la ragione che li ha portati a scegliere di adottare. L’adozione non è un sostituto per avere un figlio biologico e non è neanche un modo per “sostituire” un bambino che è morto. L’adozione è uno dei tanti modi per formare una famiglia.

Le famiglie adottive traggono beneficio se i genitori continuano ad imparare e confrontarsi sulle questioni relative all’ adozione e ad accedere a gruppi di sostegno, se necessario. Molte comunità hanno diversi gruppi di sostegno per tutti i membri della costellazione adottiva.

2) L’esperienza dell’adottato è REALE. I ragazzi adottati vogliono che si capisca che loro esperienza è reale e nessuno può “ripararla”. E ‘difficile per i genitori vedere i loro figli lottare con comlejidades dell adozione. Vorrebbero fare del loro meglio e alleviare le sofferenze; ma i genitori non possono eliminare il dolore del passato. Tuttavia, essi possono fornire un luogo sicuro perché il bambino possa esplorare i suoi sentimenti comuni circa l’adozione in varie fasi della sua vita, per aiutarli ad integrare l’esperienza più pienamente. L’adottato vuole ed ha bisogno che vengano convalidati i suoi sentimenti, ha bisogno di una presenza empatica . Hanno bisogno di sapere che è sempre bene parlare di adozione e chiedere.

In caso ci siano domande difficili, i genitori potrebbero prendere tempo prima di rispondere, invece di essere colti di sorpresa. In un recente episodio di “Modern Family” ( Modern Family ) Mitchell sta leggendo alla sua giovane figlia adottiva Lily una storia per andare a dormire su una” bella principessa in una terra lontana”.  Entrambi sono visibilmente stanchi e quando Lily comincia a scuotere la testa ed a porre domande su sua madre di nascita: ” Io ero nella pancia di mia mamma”, “Dove è la mia mamma ora ” Mitchell dice: “Lei è in una terra lontana ” e aggiunge ” è una principessa ed è molto occupata .”

Lily , apparentemente soddisfatta , dorme . Mitchell crea una fantasia per Lily e lei è costretta a vestirsi ogni Halloween come una principessa nella speranza che un giorno possa incontrare sua madre. I genitori possono quindi parlare e tutto sembra funzionare bene; ma a volte è più intelligente aspettare prima di rispondere alle domande. I genitori possono dire ai loro figli: “Vedo che questa domanda è importante per te. Fammi pensare e ne parleremo domani mattina.”

Fornite un orario specifico e rispettatelo. Questo darà lo spazio ai genitori di considerare la questione, parlandone insieme o cercando la guida di un terapeuta per dire qualcosa di pensato.

3) La persona adottata ha bisogno di aiuto per dare un senso della sua “storia”.

La guarigione ha luogo quando vi è una ripetizione della storia, soprattutto se sono coinvolti i bambini. Quando un bambino si fa male ripete la storia più e più volte. “Sono caduto dall’amaca, mi sono fatto male al ginocchio, mi sono tagliato, mio padre ha detto …” ripetono la storia più e più volte . Questa ripetizione consente di integrare l’esperienza. Allo stesso modo, i giovani ragazzi adottati vogliono che i loro genitori siano sereni rispetto alla loro storia di adozione e se la ripetono per conoscerla e raccontarla con facilità.

Il linguaggio da utilizzare può essere difficile. Evitate parole come “scelta” e “speciale” perché hanno un carico pesante.

La frase ” Ti amava così tanto che ha voluto che tu avessi una vita migliore ” è quasi impossibile da capire per un bambino . Invece, l’uso del linguaggio come ” l’adozione è una decisione presa da adulti.” “Noi ti amiamo e siamo una famiglia.”

Sottolinea che il figlio non aveva nulla a che fare con tale decisione e, soprattutto , che non ha fatto nulla per provocare questa situazione. Adottati hanno bisogno di aiuto attraverso linguaggio specifico e “strumenti” da utilizzare quando amici o colleghi fanno domande; in modo da poter eliminare un potenziale imbarazzo .

Suggerisco che genitori e figli provino diversi scenari per trovare risposte adeguate.

Es :

A- Allora, qual è la tua vera mamma?

B – La mia mamma è a casa prendersi cura di mio fratello. Ho anche una madre biologica.

” Ma questa è una questione privata” è una frase che può anche essere accettata se l’adottato decide .

 

4) Molti ragazzi adottati lottano con problemi di autostima, vergogna, controllo e identità .

Spesso, i ragazzi adottati possono essere raggruppati in due modi. Alcuni metteranno alla prova i limiti, cercando di scoprire se saranno abbandonati un’altra volta. Altri accetteranno le situazioni, a volte fino al punto di rassegnazione, con la speranza che, se accetteranno queste situazioni potranno mantenere il loro posto nella famiglia adottiva. La persona adottata è costretta a sviluppare un “falso sé”.

Molti genitori adottivi con i quali lavoro, descrivono i loro bambini come provocatori, poco collaborativi, arrabbiati, provocatori e manipolativi. Li invito, allora, a prestare attenzione al comportamento, piuttosto che a giudicare o mettere un’etichetta. Dobbiamo cogliere l’esperienza che è alla base di questo comportamento e che lo portano a provare questi sentimenti di paura, dolore e rabbia. Ricordate, i comportamenti sono meccanismi di difesa e non tratti di personalità. I ragazzi adottati hanno bisogno di genitori che sono interessati e agiscono in maniera empatica per scoprire ciò che sta accadendo o per cercare professionisti in grado di aiutarli a capire cosa sta succedendo se non sono in grado di farlo da soli. Dal momento che la prima esperienza di un bambino adottato è stata quella dell’abbandono, il suo cervello ha costruito precocemente modelli predittivi che si aspettano di ripetere la stessa esperienza. A volte, i ragazzi che sono stati adottati più grandicelli,  inconsapevolmente, hanno comportamenti tali da riproporre  nel corso della vita una serie di abbandoni, completando così il sentimento di vergogna e di svalutazione . Non avere accesso al certificato di nascita originale per l’adottato aggiunge altro senso di vergogna. Solo otto stati degli Stati Uniti permettono agli adottati adulti di accedere ai propri certificati di nascita originali. Dove c’è il segreto, c’è inevitabilmente la vergogna .

 

5) Adottati sono in cerca, cercano o no.

Recentemente ho preseziato ad una conferenza sull’adozione ed ho fatto partecipare il pubblico ad un esercizio veloce prima di prendere i loro posti. Ho chiesto loro di camminare nella stanza e trovare la persona che pensavano gli somigliasse di più fisicamente. Dopo pochi minuti e qualche risata nervosa, mi sono seduta ed ho chiesto come era stata l’esperienza. Ho spiegato che questo è quello che succede spesso alle persone adottate. Camminano in tutto il mondo cercando il loro ” gemello” perduto o qualcuno a cui assomigliano. L’autrice Betty Jean Lifton lo chiama vivere nel “Regno Fantasma”. E ‘ il luogo dove gli adottati possono andare e “passare del tempo”con i loro parenti biologici, immaginando come sarebbe stata la loro vita se non fossero stati adottati.

Anni fa, ho lavorato con una ragazza di 12 anni adottata alla nascita. I genitori di Julia la descrivono come “oppositiva, che vive in suo mondo.” Mi hanno spiegato che la loro adozione era una adozione aperta e conoscevano la sua madre biologica . Mi hanno raccontato di aver risposto alle domande di Julia sull’adozione quando era lei a farle, ma raramente hanno portato il discorso su questo. Sembrava che lei non fosse interessata.

Ho rapidamente scoperto che Julia era molto interessata a sapere chi era e da dove veniva. In realtà, lei viveva nel suo mondo, il Regno fantasma. Julia mi ha spiegato che probabilmente aveva il colore dei capelli e degli occhi di sua madre biologica . ” Deve anche amare ballare come me , ” mi ha detto.

Progettava di vivere con la madre biologica per un anno subito dopo aver compiuto 18 anni. Julia sapeva che aveva sei fratelli e forse, una sorellina. Julia aveva così tanto da dire e ho sospettato  che gran parte della sua rabbia era per il fatto che nessuno sembrava interessato al suo mondo interiore . I bambini dell’età di Julia non inizieranno una conversazione sull’adozione se non saranno sicuri al 100% che è sicuro farlo . Vogliono che siano i loro genitori ad avviare questi dialoghi.

 

6 . Il desiderio di cercare da parte della persona adottata non vuol dire rifiutare i genitori adottivi .

Parte di sapere chi siamo è sapere da dove veniamo . La ricerca è sulla storia dell’adottato, e tutte le storie hanno un inizio. Per il ragazzo adottato, la storia è iniziata prima di entrare nella sua famiglia adottiva .

Molti ragazzi adottati negano il loro desiderio di cercare , perché credono di andare a ferire i sentimenti dei loro genitori adottivi . Questo è un tema comune, anche tra gli adottati che hanno il sostegno dei loro genitori adottivi. I ragazzi adottati vogliono e desiderano la sicurezza assoluta che i loro genitori siano in grado di “gestire ” il desiderio che hanno di conoscere le proprie origini. Alcuni  possono inoltre volere che i loro genitori li aiutino e li assistano nel processo di ricerca .

A causa della paura di ferire i genitori adottivi, molti ragazzi adottati aspettano fino a quando uno o entrambi i genitori adottivi siano deceduti, prima di iniziare la ricerca.

7 . Adottati vogliono appartenere.  Necessità di “stare in relazione” e di sentirsi legati .

Come ogni persona, i ragazzi adottati lottano per trovare connessione e accettazione.

Si possono stimolare i bambini adottati a sviluppare interessi e hobby che sono coerenti con le loro famiglie adottive. Interessi e hobby diversi dovrebbero, comunque, essere accettati, incoraggiati e sostenuti nella loro interezza .

8 . L’adozione è difficile

Non si può negare che quando un neonato o un bambino è separato da sua madre biologica si tratta di un evento traumatico. Tutti i suoni e le sensazioni che una volta erano familiari scompaiono ed il bambino viene collocato in una situazione che percepisce come pericolosa. L’unica parte del cervello completamente sviluppata fin dalla nascita, infatti, è il tronco cerebrale che regola il sistema nervoso simpatico, ovvero la risposta di lotta / fuga / blocco . La capacità di auto-regolazione del sistema parasimpatico  non è ancora disponibile e il bambino ha bisogno della madre, che deve agire come istanza di regolamentazione per aiutarlo, ma lei non c’è. Gli eventi che si verificano all’età di 0-3 anni sono codificati come memorie implicite e incorporate che hanno avuto luogo prima del linguaggio si sviluppi. I genitori adottivi devono essere comprensivi rispetto a questo aspetto ed aiutare a mettere in parole l’esperienza vissuta dal loro bambino.

A volte le date di compleanno e la festa della mamma sono difficili per gli adottati, che potrebbero anche non saperne il motivo. La data di nascita è spesso anche il giorno in cui sono stati abbandonati; altre volte la memoria di questa separazione è implicita, è solo una sensazione. Ho lavorato con i genitori che si sono sentiti frustrati dopo aver progettato una grande festa, vedendo il ragazzo ben presto divenire triste e non voler  partecipare più . I genitori possono rispondere empaticamente al figlio che lotta con questi sentimenti: “Mi chiedo se una parte di te ricordo che questo è anche il giorno in cui tua madre ha preso la decisione difficile di farti crescere da qualcun altro”. La festa della mamma può essere difficile per i ragazzi adottati perché mentre si celebra il giorno della mamma adottiva, nessuno riconosce o parla dell’altra madre, cioè  quella biologica. I genitori possono ” dire” ciò che non viene detto celebrando e riconoscendo la madre biologica di loro figlio .

9 . Vogliamo che i nostri genitori adottivi siano i nostri sostenitori

In accordo con  l’Istituto dell’ adozione , negli Stati Uniti ci sono oltre 1,5 milioni di bambini adottati . L’ambiente scolastico può essere un grande sostegno per il bambino adottato e le loro famiglie se gli insegnanti e gli amministratori sono sereni e informati sugli argomenti, il linguaggio da utilizzare e le questioni relative all’adozione. Bisogna attuare la formazione nelle scuole per informare ed educare rispetto  all’adozione ed all’affidamento.

I genitori possono chiedere se i programmi di questo tipo stanno prendendo posto nelle loro scuole.

Ho un amico che ha adottato i suoi figli Andrea e Jake quando erano bambini. I fratelli non sono biologicamente correlati e sono di razze diverse. Jake è caucasica e Andrew è afro-americano. Nel mese di settembre, i due si incontrarono in classe di biologia . Il primo giorno di scuola, gli studenti della classe si sono presentati . Andrew si è presentato come il fratello di Jake . L’insegnante ha fissato l’unico altro studente nero della classe e ha detto ad Andrew di “smettere di scherzare .” Tímidamete Andrew ha spiegato che sono erano stati adottati. L’insegnante continuava a pensare che i ragazzi le stessero ” mancando di rispetto “. E ‘stato solo dopo pochi minuti che l’insegnante a smesso di insistere, ma entrambi i ragazzi erano piuttosto imbarazzati . Se fosse stato implementata la formazione necessaria, questo non sarebbe successo.

10 . L’adozione è un processo che dura tutta la vita.

Le separazioni, le relazioni e le transizioni possono essere un peso difficile attraverso le vite di coloro la cui prima esperienza è stata la separazione della madre biologica. I genitori possono aiutare a mantenere i loro bambini e ragazzi ad affrontare questi fatti, solo così queste esperienze potranno essere integrate strada facendo. A tempo debito, il ragazzo adottato eventualmente acquisirà quel tipo di attenzione “focalizzata” , che ci permette di vedere il funzionamento interno della nostra mente ed esaminare i processi  che li portano a sentirsi os a comportarsi in un certo modo.Mano a mano che i ragazzi adottaticomprendono i dettagli della loro storia, trovano senso alle loro sensazioni ed emissioni per quanto riguarda adozione potranno coltivare la resilienza ed apprendere a rispondere anziché reagire – una capacità che offre ulteriore libertà d’elezione nelle azioni quotidiane e fornisce una sensazione di benessere assoluta.


Spero che a qualcuno che magari si è imbattuto per caso nell’articolo gli sia stato d’aiuto!

Risultati immagini per FAMIGLIA

Vostra… Kat.P.

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