BUON COMPLEANNO!

C’era una volta una raggazza che si sentiva un pò bambina. Si trovava in un parco con alberi molto alti seduta su una di quelle panchine a tavolino tipiche da pick nick, quando vide arrivare il suo ragazzo e il suo volto si illuminò.

Le aveva porso una rosa e le aveva portato una torta con tante candeline. Era il momento più felice che avesse mai vissuto,lo baciò…

La torta scomparve, la rosa scomparve, il ragazzo scomparve

Una lacrima caddè.

MITO DI ARACNE

Buonasera mondo!

Rieccomi per raccontarvi un altro affascinante mito… che molto probabilmente la maggior parte di voi conoscerà già ma per quanto mi riguarda il mito si chiama così perchè passeranno secoli e generazioni ma vivrà per sempre grazia alla sua attualità!


MITO DI ARACNE

Aracne, figlia del tintore Idmone, era una fanciulla che viveva nella città di Colofone, nella Lidia, famosa per la sua porpora. Era molto conosciuta per la sua abilità di tessitrice e ricamatrice in quanto le sue tele erano considerate un dono del cielo tanto erano piene di grazia e delicatezza e le persone arrivavano da ogni parte del regno per ammirarle.

Aracne era molto orgogliosa della sua bravura tanto che un giorno ebbe l’imprudenza di affermare che neanche l’abile Atena, anche lei famosa per la sua abilità di tessitrice, sarebbe stata in grado di competere con lei tanto che ebbe l’audacia di sfidare la stessa dea in una pubblica gara.

Aracne - Trionfo di Minerva, >Francesco del Cossa (1435 - 1478), Palazzo Schifanoia, Ferrara (Italia)
Trionfo di Minerva
Francesco del Cossa (1435 – 1478) , Affresco, Palazzo Schifanoia, Ferrara (Italia)

Atena, non appena apprese la notizia, fu sopraffatta dall’ira e si presentò ad Aracne sotto le spoglie di una vecchia suggerendo alla stessa di ritirare la sfida e di accontentarsi di essere la migliore tessitrice tra i mortali. Per tutta risposta Aracne disse che se la dea non accettava la sfida era perchè non aveva il coraggio di competere con lei. A quel punto Atena si rivelò in tutta la sua grandezza e dichiarò aperta la sfida.

Una di fronte all’altra Atena e Aracne iniziarono a tessere le loro tele e via via che le matasse si dipanavano apparivano le scene che le stesse avevano deciso di rappresentare: nella tela di Atena erano rappresentate le grandi imprese compiute dalla dea e i poteri divini che le erano propri; Aracne invece, raffigurava gli amori di alcuni dei, le loro colpe e i loro inganni.

Quando le tele furono completate e messe l’una di fronte all’altra, la stessa Atena dovette ammettere che il lavoro della sua rivale non aveva eguali: i personaggi che erano rappresentati sembrava che balzassero fuori dalla tela per compiere le imprese rappresentate. Atena, non tollerando l’evidente sconfitta, afferrò la tela della rivale riducendola in mille pezzi e tenendo stretta la spola nella mano, iniziò a colpire la sua rivale fino a farla sanguinare.
Aracne, illustrazione di Gustave Doré
Purgatorio, Divina commedia, canto XII
Illustrazione di Gustave Doré (1832 – 1883)

Aracne, sconvolta dalla reazione della dea, scappò via e tentò di suicidarsi cercando di impiccarsi a un albero. Ma Atena, pensando che quello fosse un castigo troppo blando, decise di condannare Aracne a tessere per il resto dei suoi giorni e a dondolare dallo stesso albero dal quale voleva uccidersi ma non avrebbe più filato con le mani ma con la bocca perchè fu trasformata in un gigantesco ragno.

Racconta Ovidio (Metamorfosi, IV, 23 e segg.): ” (…) Accetta Minerva la sfida … la dea dai biondi capelli si corrucciò del felice successo e stracciò la trapunta tela che scopre le colpe dei numi e colpì con la spola di citoriaco bosso più volte la fronte di Aracne. Non lo patì l’infelice: furente si strinse la gola con un capestro e restò penzoloni. Atena, commossa, la liberò, ma le disse: – Pur vivi o malvagia, e pendendo com’ora pendi. E perchè ti tormenti nel tempo futuro, per la tua stirpe continui il castigo e pei tardi nepoti -. Poscia partendo la spruzza con sughi di magiche erbette: subito il crime toccato dal medicamento funesto cadde e col crine le caddero il naso e gli orecchi: divenne piccolo il capo e per tutte le membra si rimpicciolisce: l’esili dita s’attaccano, invece dei piedi, nei fianchi: ventre è quel tanto che resta, da cui vien traendo gli stami e, trasformata in un ragno, contesse la tela di un tempo” .
Dipinto di Arache, Paolo Veronese (1528 - 1588), palazzo Ducale, Venezia (Italia)
Aracne
Paolo Veronese (1528 – 1588), Palazzo Ducale, Venezia (Italia)

Scrive Dante Alighieri (Purgatorio, XII, 43-45):
«O folle Aragne, sì vedea io te
Già mezza ragna, trista in su li stracci
De l’opera che mal per te si fé».

Ragnatela con ragno

Ancor oggi, quando si vede un ragno tessere la sua tela, si ripensa alla sorte toccata alla tessitrice della Lidia condannata per il resto della sua vita a quel triste destino perchè aveva osato essere più abile di una dea.


kAtRiNe PeTrOvA

Gli insospettabili delitti della casa infondo alla strada (recensione)

Buon pomeriggio mondo!

Today mi sento ispirata e per questo voglio raccontarvi di questo libro scoperto quasi per caso… Si tratta degli “insospettabili delitti della casa infondo alla strada” di Alex Marwood . ( genere thriller)

RISCHIO SPOILER !!!!!! E COME GUARDATRICE DI MOLTE SERIE TV SONO COSTRETTA AD AVVISARVI…  ANCHE SE IMMAGINO SIATE A CONOSCENZA DEL PERICOLO VISTO LA SCRITTA “RECENSIONE” COMUNQUE SIA IO VI AVVERTO!



spoiler allert ∼spoiler allert ∼ spoiler allert ∼ spoiler allert∼spoiler allert ∼spoiler allert



 

Tutto inizia dentro una sala interrogatori con un aria un pò grave e non si capisce bene dove si voglia andare a parare o chi siano i personaggi o l’andamento della storia e trovo che questo sia proprio il bello dei thriller non sai mai cosa aspettarti. Man man ti viene data una panoramica dei personaggi perchè se c’è una cosa che è risucita a fare ALEX MARWOOD è quella di non introdurre troppi personaggi come a volte succede ma quanti bastano per farti affezzionare ad ognuno di loro!

Abbiamo Cheryl la prima di cui sentirete parlare che andando avanti nel libro scoprirete molto di più sul suo carattere un po lascivo.

Collette o ex Lisa la cui storia vi intrigherà subito

Hossein un altro vicino di casa iraniano che ben presto si accorgerà di provare interesse per Collette e la cosa sarà più che reciproca…. Ma attenti non si parla tanto di una storia d’amore anzi viene alimentata solo verso la fine ed è anche questo un punto forte della storia che non cade nei soliti clichè.

Vesta un nonnina simpatica e se non vi ha offerto almeno una decina id volte il tè allora state leggendo il libro sbaglio… In lei molti anche giovani si raffigureranno perchè non c’è nessuno che almeno una volta si è chiesto ma dove sono? cosa sto facendo? ma soprattutto è questo che desidero per me?

Thomas uno di quei personaggi senza quale il libro non esisterebbe estato introdotto piano piano con quel suo alone di mistero stupefacente e anche quando uno capisce che è lui, lui di cui si parlava all’inizio rimane avvolto in quell’aura quasi teatrale e di suspence un gioco giocato stupendamente dalle Marwood. Ha una storiline favolosa al partire dall’aggettivo di AMANTE  e alla sua disperata voglia di comprensione e di qualcuno che lo ami tanto da studiarsi le imbalsamazioni egiziane e non vi anticipo altro…

e poi c’è un’altro vicino il violonista di cui si sente parlare ma nemmeno tanto con una storline un pò banale ma che è servita per lo svolgimento dei fatti senza di lui vesta e collette non si sarebbero dette moltee cose che po Vesta non avrebbe detto a Hossei e Charyl , quindi seppur si possa pensare ad un personaggio inutile non lo è affatto.

il finale? In un’unica parola INTELLIGENTE e come se la pioggia londinese lasciasse nella storia quel suo filo di mistero è un finale senza pretese che finisce come era iniziato con la figura di Cheryl da narratore e quasi” un lieto fine”… e come ogni finale che si rispetti non può che non lasciare qualche domanda ma almeno sappiamo che VESTA realizzerà i suoi sogni e che forse diverranno una grande famiglia felice tutti insieme. Mi è solo dispiaciuto la non esplicitazione del personaggio di Hossein alla fine per sapere se era con loro pronoto per partire verso ILFRANCOBE .

OOh e se c’è una cosa che mi fa impazzire dei libri è la copertina e questa direi che rispecchia a pieno lo stile del libro!

Starei qui a parlare ore ed ore di questo favoloso libro che non riuscirete a dimenticare tanto in fretta una volta finito ma non voglio “spolerarvi ” tutto se no dove sarebbe il divertimetno ?! 😉



Questo era il mio debutto nel mondo delle recensioni , forse un pò troppo di getto ma è comunque un qualcosa di sperimentativo… Buona giornata mondo! Risultati immagini per gli insospettabili delitti della casa in fondo alla strada

 

Katrine Petrova

MITO DI DAFNE

Buonasera gente !

Eccoci dinuovo con un mito fresco fresco o meglio spolverato spolverato e ancora rispolverato ma tutto per voi…

IL MITO DI DAFNE

Dafne, Mito di Dafne

Dafne, figlia e sacerdotessa di Gea, la Madre Terra e del fiume Peneo (o secondo altri del fiume Lacone), era una giovane ninfa che viveva serena passando il suo tempo a deliziarsi della quiete dei boschi e del piacere della caccia la cui vita fu stravolta a causa del capriccio di due divinità: Apollo ed Eros. Racconta infatti la leggenda che un giorno Apollo, fiero di avere ucciso a colpi di freccia il gigantesco serpente Pitone alla tenera età di quattro giorni, incontra Eros che era intendo a forgiare un nuovo arco e si burlò di lui, del fatto che non avesse mai compiuto delle azioni degne di gloria.

Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta: prese due frecce, una spuntata e di piombo, destinata a respingere l’amore, che lanciò nel cuore di Dafne e un’altra ben acuminata e dorata, destinata a far nascere la passione, che scagliò con violenza nel cuore di Apollo.

Da quel giorno Apollo iniziò a vagare disperatamente per i boschi alla ricerca della ninfa, perchè era talmente grande la passione che ardeva nel suo cuore che ogni minuto lontano da lei era una tremenda sofferenza. Alla fine riuscì a trovarla ma Dafne appena lo vide, scappò impaurita e a nulla valsero le suppliche del dio che gridava il suo amore e le sue origini divine per cercare di impressionare la giovane fanciulla.

Apollo e Dafne - Francesco Albani,  Museo del Louvre, Parigi (Francia)
Apollo e Dafne
Francesco Albani,(1615), museo del Louvre, Parigi (Francia)

Dafne, terrorizzata, scappava tra i boschi. Accortasi però che la sua corsa era vana, in quanto Apollo la incalzava sempre più da vicino, invocò la Madre Terra di aiutarla e questa, impietosita dalle richieste della figlia, inziò a rallentare la sua corsa fino a fermarla e contemporaneamente a trasformare il suo corpo: i suoi capelli si mutarono in rami ricchi di foglie; le sue braccia si sollevarono verso il cielo diventando flessibili rami; il suo corpo sinuoso si ricoprì di tenera corteccia; i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici e il suo delicato volto svaniva tra le fronde dell’albero.

Alloro nel mito di Dafne

Dafne si era trasformata in un leggiadro e forte albero che prese il nome di LAURO(1) .

Racconta G.B. Marino nel poemetto dedicato alla ninfa:
«Non disse più, però ch’alfin s’accorse
esser cangiata in trionfal alloro
colei, che ‘n volto umano tanto gli piacque,
e vide mezzo ancor tra bionda e verde
l’oro del crespo crin moversi a l’aura,
e sentì nel toccar l’amto legno
sotto la viva e tenerella buccia
tremar le vene e palpitar le fibre.
Colà fermossi e con sospiri e pianti
Tra le braccia le strinse, e mille e mille
vani le porse, e ‘ntempestivi baci.
Indi de’ sacri ed onorati fregi
del novello arboscel cinta la fronte,
coronatane ancor l’aurea cetra,
de l’avorio fecondo in atto mesto
sospeso il peso a l’omero chimato
e col dolce arco della destra mosso
tutte scorrendo le loquaci fila,
cantò l’historia dolorosa e trista
de’ suoi lugubri e sventurati amori»

La trasformazione era avvenuta sotto gli occhi di Apollo che disperato, abbracciava il tronco nella speranza di riuscire a ritrovare la dolce Dafne.

Scrive Ovidio nelle Metamorfosi (I, 555-559): «Apollo l’ama, e abbraccia la pianta come se fosse il corpo della ninfa; ne bacia i rami, ma l’albero sembra ribellarsi a quei baci. Allora il dio deluso così le dice:”Poichè tu non puoi essere mia sposa, sarai almeno l’albero mio: di te sempre, o lauro, saranno ornati i miei capelli, la mia cetra, la mia faretra».

Il dio quindi proclamò a gran voce che la pianta dell’alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori. Così ancor oggi, in ricordo di Dafne, si è solito cingere il capo di coloro che compiono imprese memorabili, con una corona di alloro.

Alloro e Dante Alighieri in una incisione di Gustave Doré
Dante Alighieri in una incisione di G. Doré

Narra Ovidio:
«Quando i restanti canti orneranno i solenni trionfi
e lunghe pompe vedrà il Campidoglio,
sarai sul capo dei condottieri romani:
sarai fedele custode davanti alle porte imperiali
e la quercia mirerà ch’è nel mezzo».



Ora piccola anticipazione per voi sul mio prossimo articolo ovvero una recensione!ed ebbene si! mi cimenterò anche in questo ! kiss kiss…

K.P

MITO DI PERSEO

Buongiorno a tutti stavo pensando che una volta ogni tanto dato che ho iniziato questo viaggio con voi verso la mitologia e ho deciso di creare delle pagine apposta per differenziarle dagli articoli i tutti i giorni , si possa parlare dei miti caratterizzanti non solo ma principlamente la mitologia greca e romana così ogni tanto oltre all’articolo giornaliero ci troverete qualche mito che potrebbe appassionarvi ed introdurre in questo fantastico mondo! Non voglio farlo diventare un sito dedicato esclusivamente a questo però mi piace questa idea e ovviamente continuerò con i miei articoli sul tutto e di più.


A tal proposito ho introdotto una nuova cateogoria I MITI dove potrete trovare tutta la raccolta… ed ora a voi il :

MITO DI PERSEO

Statua di Perseo, Canova, Musei vaticani, Roma, Italia

Dell’epoca in cui il mito era storia, si racconta che nella lontana città di Argo, regnasse il re Acriso, figlio di Abante e di Ocalea, assieme alla sua sposa Euridice (o Aganippe secondo altri) e alla loro figlia Danae.

La tragica storia di re Acriso ebbe inizio quando si recò a Delfi per consultare l’oracolo perchè, non riuscendo ad avere figli maschi, era preoccupato per la sorte del suo regno non sapendo a chi dover lasciare i suoi possedimenti. Il responso dell’oracolo fu travolgente in quanto gli predisse che non solo non avrebbe avuto figli maschi ma che un giorno sarebbe morto per mano di suo nipote, il futuro figlio di sua figlia Danae.

Il re, terrorizzato dalla profezia, fece rinchiudere la figlia in una torre dalle porte di bronzo sperando in questo modo che non fosse avvicinata da nessun uomo.

Ma Zeus che dall’alto dell’Olimpo seguiva le vicende dei mortali, impietosito dalla sorte toccata alla giovane fanciulla e invaghitosi di lei, entrò nella sua cella sotto forma di pioggia di gocce d’oro e concepì con lei quello che un giorno sarebbe diventato uno dei più grandi uomini dell’antichità: Perseo.

Re Acriso, scoperta la gravidanza della figlia che fu costretta a confessare le origini divine del figlio, nonostante la paura e la grande rabbia, non ebbe il coraggio di ucciderla ma aspettò che il bambino nascesse, per rinchiudere entrambi in una cassa che abbandonò alla deriva in mezzo al mare. La loro sorte sarebbe stata sicuramente segnata se Zeus non avesse sospinto la cassa verso le rive dell’isola di Serifo, nelle Cicladi, dove il pescatore Ditti la trovò e una volta aperta, si accorse che la donna e il bambino erano ancora vivi. Immediatamente li portò dal re Polidette, suo fratello, che li accolse nella sua reggia.

Passarono gli anni e Perseo, circondato dall’amore della madre, cresceva forte e valoroso. Danae, che la maturità aveva reso ancora più bella, era diventata oggetto dei desideri del re Polidette che cercava in tutti i modi di convincerla a sposarlo ma Danae, il cui unico pensiero era il figlio, non ricambiava il suo amore. Polidette allora cercò di averla con l’inganno: finse di voler sposare Ippodamia, figlia di Pelope e chiese ai suoi amici di fargli come dono nuziale un cavallo a testa. Perseo, che non possedeva e non poteva comprare un cavallo per donarlo al re, si scusò e disse imprudentemente che gli avrebbe procurato qualunque altro dono.

A quel punto Polidette, gli chiese di portargli la testa della Gorgona Medusa questo nella speranza che morisse nell’impresa in quanto mai nessun mortale era riuscito in una simile avventura e in questo modo la madre, priva dell’unico conforto della sua vita, avrebbe ceduto e l’avrebbe sposato.

Testa di Medusa, Bernini, Musei Capitoli (Appartamento dei Conservatori, Sala delle Oche), Roma, Italia
Medusa (nota 3)

Narra la leggenda che Medusa una delle tre Gorgoni (Medusa, Euriale, Steno), l’unica alla quale il fato non avesse concesso l’immortalità, era un tempo tra le donne più belle. Invaghitasi di Poseidone, aveva fatto con lui l’amore nel tempio d’Atena. Quest’ultima profondamente irritata dall’affronto subito, aveva trasformato la fanciulla in un orribile mostro: le mani le aveva trasformate in pezzi di bronzo; aveva fatto comparire delle ali d’oro e ricoperto il corpo di scaglie; i denti erano diventati simili alle zanne di un cinghiale; i capelli erano stati trasformati in serpenti e al suo sguardo aveva dato la capacità di trasformare in pietra chiunque la guardasse negli occhi.

Narra Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 799-801): “La figlia di Giove si voltò e si coprì con l’egida il casto volto, ma, perchè quell’oltraggio non restasse impunito, mutò in luride serpi i capelli della gorgone“.

Mentre di lei scrisse Dante Alighieri nel IX canto dell’inferno (51-57): “Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra, e tu il vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso“.

L’impresa che stava per affrontare non era facile e sicuramente non sarebbe riuscito a superarla se Atena ed Ermes non fossero accorsi in suo aiuto. La prima gli donò uno scudo lucente e ben levigato, attraverso il quale guardare riflessa la Gorgona ed evitare così di essere pietrificato dallo sguardo; il secondo una spada con cui decapitarla in quanto le sue squame erano più dure del ferro.

Tali armi non erano però ancora sufficienti per riuscire nell’impresa, così i due dei gli suggerirono di farsi donare dalle Ninfe i calzari alati per volare veloce nel regno di Medusa, l’elmo di Ade che rendeva invisibile chi lo portasse e una sacca magica nella quale riporre la testa di Medusa, una volta tagliata in quanto i suoi poteri non sarebbero venuti meno con la morte e i suoi occhi sarebbero stati ancora in grado di pietrificare.

Riuscire a trovare la dimora delle Ninfe non era semplice in quanto nè Ermes nè Atena ne erano a conoscenza e pertanto suggerirono a Perseo di recarsi presso le tre Graie per estorcergli con una stratagemma la preziosa informazione.

Erano queste sorelle delle Gorgoni e non avevano mai conosciuto la giovinezza in quanto nate vecchie. Avevano il corpo di cigno e possedevano insieme un solo dente e un unico occhio che si scambiavano vicendevolmente per mangiare e vedere. Perseo, arrivato nella loro dimora, si nascose e attese che una di loro si togliesse l’occhio dalla fronte per passarlo a una sorella e glielo rubò, rifiutandosi di restituirlo se prima non gli avessero indicato la via per arrivare al regno delle Ninfe. All’intimazione le tre sorelle, terrorizzate dall’idea di restare cieche obbedirono, e così Perseo poté raggiungere le Ninfe che gli donarono la bisaccia, i calzari alati e l’elmo di Ade.

Così equipaggiato volò nell’isola dove dimoravano le tre Gorgoni (Steno, Euriale e Medusa) che trovò addormentate. Forte dei consigli di Ermes e d’Atena si avvicinò a Medusa, nel paesaggio desolato di uomini e animali che il suo sguardo aveva pietrificato, camminando all’indietro e guardandola riflessa nello scudo lucente. Non appena le fu vicino vibrò il colpo mortale che tagliò di netto la testa mentre i serpenti tentavano in tutti i modi di avvolgerlo nelle loro spire.

Presa la testa la ripose immediatamente nella bisaccia mentre dal sangue che sgorgava copioso nacque Pegaso il magico cavallo alato che divenne il suo fedele compagno.

Le sorelle della vittima cercarono in tutti i modi di inseguirlo ma grazie all’elmo di Ade che lo rendeva invisibile e al magico Pegaso, riuscì a sfuggire, volando via veloce come il pensiero da quell’isola tetra e nefasta.

Disse Ovidio di Pegaso: “Fu terra il ciel e furono piedi le ali“.

Approdò per riposare nella regione dell’Esperia, dove regnava il titano Atlante. Era questo molto sospettoso e diffidente nei confronti degli estranei in conseguenza di una profezia secondo la quale il suo regno sarebbe stato distrutto da uno dei figli di Zeus. Inavvertitamente Perseo (che non sapeva della profezia) gli rivelò la sua origine divina e all’apprenderla, Atlante cercò di ucciderlo. Il giovane, sorpreso dalla sua reazione fu costretto a difendersi in una lotta impari contro il Titano fino a che, aperta la bisaccia dove teneva la testa di Medusa, pose fine al combattimento in quanto Atlante iniziò a pietrificarsi trasformandosi in un’alta montagna.

Racconta Ovidio nelle Metamorfosi (IV 650-662): “Gli mostrò l’orribile testa della Gorgone. Altlante si mutò quasi all’istante in un’alta montagna: boschi diventarono la sua barba e le sue chiome, cime le spalle e le braccia; quello che prima era la testa, divenne la vetta del monte; rocce divennero le ossa; cresciuto in tutte le sue parti, si ingigantì in una immensa mole ….

Narra pertanto la leggenda che da Atlante prese origine il sistema montuoso omonimo e poiché era molto alto, si affermò che Atlante reggesse sulle sue spalle la volta celeste.

Perseo, ancora sorpreso da quanto era accaduto riprese il suo volo verso casa, percorrendo una terra arida e desolata, senza accorgersi che alcune gocce di sangue fuoriuscivano dalla bisaccia che conteneva la testa di Medusa che cadendo nel terreno davano origine a tanti serpenti velenosi i quali in seguito avrebbero popolato per sempre il deserto.

Volava ora Perseo sopra le terre degli Etiopi quando intravide una bellissima giovane fanciulla nuda incatenata a uno scoglio. La fanciulla era Andromeda figlia del re d’Etiopia Cefeo e della sua sposa Cassiopea. La giovane donna scontava una colpa commessa dalla madre che stimolata dalla vanità si era dichiarata più bella delle Nereidi (ninfe del mare).

Quest’ultime, capricciose e maligne, offese da tanta presunzione, avevano chiesto vendetta al loro protettore Poseidone che aveva inviato in quelle terre, dalle oscure profondità marine, un mostro che devastava tutto ciò in cui si imbatteva. Consultato l’oracolo di Ammone per sapere che cosa si potesse fare per placare l’ira delle dee, il responso fu che Cassiopea offrisse sua figlia Andromeda all’orribile creatura marina. Perseo, sdegnato da una simile sorte, si offrì di mutare il destino della fanciulla, combattendo il mostro e mettendo quindi fine alla maledizione in cambio della mano d’Andromeda. Il re Cefeo, accettò l’offerta e così Perseo, salito in groppa a Pegaso, si portò alle spalle del mostro calando dal cielo come un’ombra per tentare di trafiggerlo. Più volte era sul punto di essere sopraffatto fino a quando, aperta la sacca, prese la testa di Medusa che rivolta verso il mostro lo pietrificò all’istante.

Finita la lotta, mentre Perseo liberava Andromeda, delle Ninfe del mare incuriose, rubarono un po’ del sangue che fuoriusciva dalla testa di Medusa che a contatto dell’acqua marina si trasformava in coralli. Da quel momento i fondali marini furono deliziati dalla presenza di questi straordinari echinodermi.

Perseo, prima di lasciare il luogo della lotta innalzò tre altari uno a Ermes, uno ad Atena e uno a Zeus e dopo aver fatto ciò con Andromeda, il re Cefeo, Cassiopea e tutto il popolo che aveva assistito alla lotta, si incamminò verso la reggia dove si diede subito inizio al banchetto nuziale tra Perseo e Andromeda, in un clima di grande allegria. Ma le disavventure non erano ancora finite. Infatti, fece ingresso nella sala del banchetto Fineo, fratello del re Cefeo, promesso sposo d’Andromeda. Questi, reclamava Andromeda pur avendone perso il diritto nel momento in cui aveva lasciato che la stessa andasse in sacrificio al mostro. Nella sala nuziale si scatenò una cruenta lotta. Fineo, con l’aiuto di molti alleati iniziò a combattere contro Perseo che stava per essere sopraffatto dalla moltitudine dei nemici quando, aperta la sacca magica, mostrò la testa di Medusa che ancora una volta portò la morte ai suoi nemici, pietrificandoli uno dopo l’altro.

Stanco e sconfortato da tanti lutti che aveva arrecato, Perseo e Andromeda decisero di lasciare la terra degli Etiopi per ritornare a Serifo, dalla madre Danae dove arrivarono appena in tempo per salvarla dalla morte alla quale il re Polidette l’aveva condannata perché continuava a non ricambiare il suo amore. Il re, messo di fronte alla testa di Medusa, fu pietrificato all’istante.

Ora che Polidette era morto, madre e figlio potevano finalmente fare ritorno alla loro terra natale, Argo, per riconciliarsi con re Acriso, verso il quale gli anni avevano oramai cancellato il risentimento. Perseo, messo a capo della città di Serifo Ditti, riconsegnati i calzari e l’elmo alle Ninfe e la spada a Ermes e dopo aver donato la testa di Medusa ad Atena che la poneva come trofeo in mezzo al suo petto (foto al lato), con la madre e Andromeda salpava alla volta di Argo mentre il magico Pegaso volava via verso l’Olimpo.

Re Acriso, padre di Danae, saputo dell’arrivo del nipote e di sua figlia, per paura dell’antica profezia fuggì via dal suo regno e riparò a Larissa in Tessaglia.

Sembrava che finalmente il triste destino di Perseo di portare morte e distruzione fosse finito ma così non era.

Oramai famoso in tutte le terre conosciute, fu invitato a partecipare in Tessaglia a Larissa a delle gare sportive e mentre lanciava il disco, la potenza impressa allo stesso fece si che questo andasse oltre gli spalti, per colpire uno sfortunato spettatore che altri non era che re Acriso che si era mischiato tra la folla. Scoperta la triste fine toccata al nonno al quale Perseo, nonostante tutto voleva bene, triste e sfiduciato fece rientro ad Argo ma non accettò di diventare re anche se gli spettava di diritto ma cambiò il suo trono con quello di Tirinto che apparteneva al cugino Megapente che fu lieto dello scambio in quanto molto più vantaggioso per lui.

Negli anni che seguirono Perseo regnò in pace e con saggezza fino alla fine dei suoi giorni, fondando tra l’altro il regno di Micene così chiamato perchè un giorno potè dissetarsi presso un ruscello che era sgorgato miracolosamente da un fungo (mycos = fungo).

Perseo e Andromeda ebbero molti figli tra cui i più famosi furono Alceo che ebbe come figlio Anfitrione la cui moglie Alcmena ebbe da Zeus, il mitico Eracle; Elettrione, Stenelo e Gorgofone.

Alla morte di Perseo, la dea Atena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose affianco la sua amata Andromeda e la madre Cassiopea la cui vanità aveva fatto si che i due giovani si incontrassero. Ancor oggi, alzando lo sguardo verso il cielo, possiamo ammirare le tre costellazioni a ricordo della loro vita e soprattutto del grande amore dei due giovani.



Spero vi abbia catturato come ha fatto con me… inoltre e uno dei miti più conosciuti ma detto questo…

 kiss kiss
Katrine Petrova ❤

 

abbiate il coraggio di cambiare

Dopo 4 mesi di lunga assenza rieccomi qui a disturbarvi con i miei pensieri delle 01:55 di notte o di mattina come preferite 😉

Sinceramente non so nemmeno io di cosa potrebbe mai trattare questo articolo… ma nella mia vita di ora posso dire che una cosa è avvenuta CAMBIAMENTO o quasi.. spero solo che non sia una cosa passeggera ma una cosa che duri e questo però dipende da me più che da chiunque altro e sento di aver giocato male il mio primo giro di carte consigli?

Quello che posso darvi io è quello di lasciarvi andare a qualsiasi cosa scoprite ,non abbiate paura di divertirvi ,dire la vostra, azzardare , fare ciò che nessuno si aspetterebbe da te… perchè? perchè i clichè a lungo andare diventano NOIOSI …. ssoooo booringg :p quindi non c’è niente di meglio che stupire… perchè ci si fanno un sacco di risate … fidatevi , trust me!

kiss kiss Katrine petrova e i suoi peniseri di notte

?

Penso di non avervi ancora fatto gli auguri di un buon anno (anche se il tempo in realtà è una concezione umana ma non possiamo negare che non esiste dato che i capelli diventano bianchi, la pelle rugosa , la schiena piegata…

Ma voi riflettete mai ? vi fermata almeno una volta all’anno a pensare che cazzo ci stò a fare qua? chi sono? una reincarnazione o un qualcosa fatto di carne ed acqua?. Vi siete mai fermati a chiedervi qualcosa nella vita o accettate tutto ed andate avanti? certo è comodo far finta che esista solo la nostra vita odierna e nient’altro … in molti si sono creati dei e falsi deii per secoli e secoli gli uomini cercano un perchè ma concretamente cosa abbiamo? solo libri probabilemente scritti da pazzi o inventori ma le prove ? nulla il nulla… le parole i colori la morte come si è creato tutto questo? e apparte le deduzioni logiche che tutti si possono dare quelle illogiche quali sarebbero?

E gli animali cosa centrano con noi? qual’è lo scopo di un gatto che tutto il giorno dorme mangia ,caga? e davvero quello di tener compagnia a un anziana signora e una zitella? davvero potrebbe essere questo?

E perciò la domanda sorge spontanea vi è mai capitato di mettere in dubbio tutto? tutto quello che avete davanti i vostri pensieri, passato ,presente, futuro,sogni,decisioni,destino…??

Io sono più curiosa del dopo che di questa vita!

K.p

 

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