REINCARNAZIONE

Per reincarnazione si intende la rinascita dell’anima, o dello spirito di un individuo, in un altro corpo fisico, trascorso un certo intervallo di tempo dopo la sua morte terrena.



Il concetto di reincarnazione esiste da oltre 3000 anni e può essere riconducibile ad entrambe le filosofie occidentali ed orientali.

La teoria è che l’anima tornerà o si reincarnerà in numerosi corpi fisici, in numerose dimensioni fisiche, al fine di ottenere una certa comprensione o raggiungere un certo livello di coscienza.

Questo risale alla teoria dell’ energia di Einstein – non può essere creata o distrutta, essa si limita semplicemente a spostarsi in un’altra forma . Se l’energia della nostra anima non può essere creata o distrutta allora la reincarnazione potrebbe avere un senso.

Forse l’energia del nostro essere si sposta semplicemente in un’altra forma fisica dopo la morte …?

Vi sentite come una vecchia anima?

Sentite che avete camminato su questa Terra molte volte precedentemente ?

Ecco 6 segnali comuni associati alla reincarnazione e alle vite passate:

1.) DÉJÀ VU

La maggior parte di noi ha sperimentato Déjà Vu ad un certo punto della propria esistenza . Mentre molti scienziati e psicologi credono che ci sia una spiegazione neurologica per questo, alcuni non sono convinti e credono che i déjà vu siano un segno proveniente da una vita passata.

Quando voi provate un senso di familiarità, sia che si tratti di una persona o di un luogo particolare,voi state di sperimentando alcuni ricordi nel profondo del vostro subconscio che derivano forse da una vita passata.

Dr. Brian Weiss, uno dei più noti guaritori della regressione di vita passata, ha affermato che numerosi pazienti hanno sentito emozioni inspiegabili mentre visitavano alcuni paesi o vedevano certe persone. Non solo provano una sensazione di “essere stati lì prima” , essi si sentono anche molto familiari con l’ambiente circostante. Più spesso che no, Weiss è stato in grado di risalire alle loro vite passate utilizzando l’ ipnoterapia e ha trovato qualche collegamento al loro senso di déjà vu.

2.) SOGNI O INCUBI RICORRENTI

Anche i sogni ricorrenti o gli incubi sono stati comunemente collegati a vite passate, soprattutto se i sogni sono vividi.

I sogni possono essere simbolici, quindi è probabile che essi non rappresentino pienamente una vita passata, ma forse siano titolari di indizi o messaggi per voi da interpretare.

Un esempio di questo sarebbe una donna che continuava a sognare di trovare ossa nel suo armadio. Nel momento in cui lei vedeva le ossa , lei avrebbe provato un senso di colpa e tristezza. Continuava ad avere questo sogno in continuazione fino a quando lei decise di fare una regressione della vita passata. Attraverso la regressione , scoprì che lei aveva fatto annegare il suo bambino nella vasca da bagno e il suo sogno delle ossa era una manifestazione della sua colpa e del dolore dalla sua esperienza di vita passata.

 

3.) TALENTO NATURALE 

I bambini o anche gli adulti che sembrano avere doti sorprendenti senza neppure impararle o studiarle possono anche essere un indizio di una vita passata.

Alcuni bambini sono stati persino in grado di parlare altre lingue correntemente, senza mai essere stati esposti ad esse. Mentre alcuni talenti possono essere genetici e “gestiti in famiglia”, ci sono stati casi di persone che mostravano straordinari talenti che non sono stati collegabili alla loro vita attuale in alcun modo.

Questo può anche manifestarsi come l’ avere un forte interesse per determinati argomenti o affinità o disgusto per alcuni periodi della storia.

4.) FOBIE

La maggior parte delle fobie sembrano essere del tutto irrazionali, ma forse hanno un senso quando si relazionano di nuovo ad una vita passata?

Che si tratti di una paura dei ragni, altezze o piccoli spazi, le fobie sono costruite nella psiche umana come parte del nostro istinto di sopravvivenza. Ma come si spiega una paura di qualcosa che mai realmente in realtà ci ha minacciati?

I terapeuti della regressione della vita passata sono spesso in grado di riportare le fobie indietro a certi eventi nelle vite passate. Ad esempio, se aveste paura dell’ acqua , potrebbe essere che in una vita passata siete stati annegati .

5.) VOGLIE 

Molti credono che le voglie siano la prova della reincarnazione.

C’è una storia particolare di un ragazzo che fu in grado di raccontare i ricordi di un uomo particolare. I genitori decisero di ricercare l’uomo di cui il loro bambino parlava e scoprirono che era stato colpito al petto numerose volte . Quando guardarono loro figlio, notarono che aveva voglie sul petto nella stessa identica configurazione come quelle dell’uomo che era stato sparato.

Si crede comunemente che voglie appaiono come un promemoria per guarire e liberare certe emozioni di vita passata o traumi. Molti trovano anche che le loro voglie cambiamento di colore o di forma a seconda dei loro pensieri ed emozioni.

6.) ANIME GEMELLE 

Molti di noi sentono certe connessioni con persone nella nostra vita e questo potrebbe essere la prova di aver incontrato e conosciuto l’altro in vite passate.

Edgar Cayce, il famoso mistico americano ha dichiarato che le anime amano viaggiare in gruppo e questi gruppi sono conosciuti come anime gemelle o famiglie di anima. Cayce riteneva che ogni gruppo imparava insieme alle loro anime Karmiche o lezioni . Egli affermava che, mentre i rapporti possono cambiare di vita in vita, le anime sono sempre le stesse. Ciò significa che vostra nonna in una vita può ritornare come vostra migliore amica in un’altra vita, e così via.

Questa teoria può sostenere il perché sentiamo determinati legami e le connessioni con la gente quasi istantaneamente.

Capire le vostre vite passate a volte può contribuire a portare chiarezza e comprensione alla vostra vita attuale, soprattutto se si sente una certa trazione o la memoria di qualcosa che non si può davvero spiegare.

Rilasciare i dolori di vite passate e le abitudini può anche portare guarigione e può aiutare a scacciare le fobie, i dolori e i modelli negativi nella vostra vita.


E voi lettori invece? Che cosa ne pensate a proposito? Io credo che non si possa escludere niente a questo mondo insomma c’è chi crede In DIO(in tutte le sue forme e religioni ) DEII o nella MAGIA quale che sia e a volte senza avere prove concrete ma con quel concetto di FEDE che in molti credenti di qualsiasi religione affermano l’esistenza della propria divinità o altro. Per questo non faccio fatica a credere o immaginarmi che possa esistere un eventualità simile anche se la cosa potrebbe fare paura, sapere di aver vissuto altre vite con gli stessi dolori e sofferenze di oggi e che il momento della tua morte è come un reset totale di memoria e tutto! Ma la cosa affascinante dell’argomento sono tutte le tue vite passate che non ricordi o che potresti ricordare e allora ti poni molteplici domande come:

-Ma chi o cosa potrei essere stato?, Ci sarebbe modo di scoprirlo?, chissà com’ ero, chissà come avviene i tutto molteplici domande che forse non avranno mai una risposta.


Approfondimenti scientifici (questo documento l’ho trovato su un sito che troverete in basso)

Recentemente sono stati condotti degli studi sui bambini che dicono di ricordare vite precedenti, da parte dal direttore della clinica di psichiatria infantile della Virginia University, Jim B.Tucker, psichiatra. Nel suo saggio : “Life before Life” descrive 40 anni di ricerche, condotte su bambini che affermano di ricordare vite vissute nel recente passato.
I bambini analizzati provengono da ogni angolo del pianeta. L’età di questi bambini varia dai 2 ai 6 anni, dopo tale periodo i ricordi vengono quasi sempre dimenticati. I ricercatori una volta raccolte le testimonianze, sono andati personalmente nei posti indicati dai bambini, riscontrando che avevano detto la verità.
I bambini non si riferiscono alla vita precedente ma parlano con chiarezza di ciò che è avvenuto in passato. Un bambino turco, per esempio, diede molti dettagli alla sua famiglia sulla città di Istanbul, che si trovava molto lontano dal luogo dove abitava, aggiungendo particolari di parenti avuti in passato con nomi armeni assieme ai relativi indirizzi di casa. Ricordava anche i nomi della moglie e dei figli. Ci sono momenti in cui memoria ed emozioni sembra sopravvivano, questo porta ad ipotizzare che la coscienza non è un prodotto del cervello, ma piuttosto un’entità distinta, capace di sopravvivere anche dopo la morte del corpo.
L’autore della ricerca, anche se preferisce non usare il termine “reincarnazione”, sostiene che tale possibilità non possa essere esclusa del tutto.



Ed ora vi voglio mostrare qualcosa di divertente questo sito che in base alla tua data di nascita ti dice chi eri in una vita precedente e guardate a me cosa è uscito:

ULTATO ELABORAZIONE


Probabilmente eri uomo.
Sei nato nelle vicinanze dell’attuale China del sud, circa nel 1075.
La tua professione era zappatore, imprenditore di pompe funebri.


Il tuo profilo psicologico nella vita passata identifica:
Un tipo rivoluzionario. Ispiravi cambiamento in ogni campo – politico, economico, religioso. Probabilmente eri un leader.


Quello che ti ha insegnato la tua vita passata per il presente:
Ad impegnarti a risolvere problemi di inquinamento ed ambientali, di riciclaggio, di abuso di materie prime e di eliminare la radioattività in ogni senso, quella psicologica inclusa.

Non so se sia vero o falso sò solo che possiamo ricercare e sognare…

ORA PROVATE VOI: http://www.paginainizio.com/service/zodiaco/vitaprecedente.html



Proviamo a rispondere ad una delle domande più frequenti su questo argomento: “Perchè non ricordiamo mai nulla sulle nostre vite precedenti?”

Quando si parla di reincarnazione sorge spesso la domanda al riguardo delle vite precedenti, su ciò che si è vissuto in passato e sul perché non ci si ricorda più nulla. È una tematica costante, come se il termine reincarnazione riguardasse soltanto il passato e non, come le saggezze orientali insegnano, il presente che viviamo quotidianamente. La dottrina della reincarnazione è una delle più diffuse e antiche convinzioni di cui l’uomo si è fatto portavoce nel corso del tempo e che è sopravvissuta in contesti ed aree culturali anche molto distanti tra loro, tranne che, ovviamente, in buona parte dell’Occidente; specie dove dimorava e dimora tutt’ora il Cristianesimo. Il “perché” questa teoria fosse pericolosa per i Cristiani l’ho già spiegato in un mio articolo scritto tempo fa (“La Reincarnazione: Una Teoria Pericolosa Per La Chiesa Cattolica“). Ma al di là dei Cristiani scettici, vi è un altro tipo di scetticismo, e riguarda coloro che rinnegano la reincarnazione soltanto perché, per l’appunto, non ricordano nulla delle vite precedenti . Un vero è proprio paradosso e mi sembra opportuno a questo punto porre chiarezza sulla fatidica domanda: “Perché non ci ricordiamo nulla?”.

I greci avevano il mito secondo cui, prima della reincarnazione, le anime bevevano dalle acque del fiume Lete e dimenticavano tutto. Lo stesso fiume viene poi citato dal poeta romano Virgilio nella sua opera latina “L’Eneide” : “Le anime che per fato devono cercare un altro corpo, bevono sicure acque e lunghe dimenticanze sull’onda del fiume Lete”. Ma questa è mitologia ed è arrivato il tempo di fare alcune precisazioni. Le nostre conoscenze al riguardo di vite precedenti non vengono in verità dimenticate, così come non è vero che si debba ripartire da zero, anzi, è vero il contrario. Ogni essere umano, ad ogni nuova incarnazione su questo pianeta (o su altri pianeti!) ricomincia dal proprio livello evolutivo raggiunto nella vita precedente, e prima ancora, nelle altre vite passate. Quindi trasforma la sua conoscenza in sapere, sperimenta la propria maturità, le capacità e la disponibilità ad accumulare nuove conoscenze. Il paragone che calza a pennello è quello con il percorso scolastico. A scuola ad esempio, abbiamo imparato molte cose concrete che oggi non sappiamo più, non ricordiamo più. Regole matematiche, formule chimiche, nozioni storiche e geografiche e tanto altro che in un modo o nell’altro ci ha “educati”: questa educazione scolastica è un effetto che continua ad esistere anche se le conoscenze concrete sono andate perdute. L’alfabeto, ad esempio, ci consente di imparare a leggere e scrivere, ma una volta che lo scopo è raggiunto e sappiamo leggere e scrivere, ce ne possiamo anche disinteressare. Lo stesso vale per le vite precedenti, sono lezioni apprese, e quell’apprendimento è stato utile per l’ampliamento di coscienza.

Tutto quello che abbiamo imparato nelle incarnazioni passate si rispecchia nella maturità e nel livello di coscienza con cui la persona nasce. Da questo derivano le differenze di intelligenza, maturità, abilità e quant’altro ci rende differenti gli uni dagli altri: semplicemente non tutti siamo sullo stesso livello, ma ognuno occupa un posto diverso nella scala evolutiva. Gli esseri umani non sono tutti uguali, e dire che siamo tutti uguali, nel nome dell’uguaglianza globalizzata, è un grave errore. Abbiamo tutti gli stessi diritti, ma non siamo tutti uguali. Per capire meglio questo concetto ritorna utile il paragone con l’ambiente scolastico. Nella scuola tutti gli alunni hanno gli stessi diritti, devono essere trattati allo stesso modo, ma ognuno ha i suoi compiti e i suoi problemi proporzionati al livello al quale si trova. Quindi se immaginiamo le diverse incarnazioni come una corrispondenza con diverse classi di una scuola, possiamo concepire come gli esseri umani appartengano a diverse classi di apprendimento, e a nessuno, nel nome della uguaglianza, gli verrebbe in mente di chiedere ad un alunno di terza elementare il calcolo di un integrale indefinito. Non esistono problemi oggettivi, e di conseguenza non potranno mai esserci soluzioni di validità assoluta.

La premessa del paragone scolastico è importante da capire perché troppo facilmente la gente “dimentica” i diversi livelli di coscienza degli uomini. Prendiamo ad esempio l’attività missionaria religiosa, che è sempre sbagliata, perché per l’appunto trascura i diversi livelli evolutivi degli individui e proietta su tutti, indistintamente, il suo livello evolutivo. Per questo io personalmente ho scelto l’Esoterismo come Via, proprio perché è una materia che conosce bene i diversi livelli di evoluzione dell’uomo. L’esoterismo è sempre e soltanto un’offerta per coloro che scoprono da soli la propria affinità. Come ho già detto non siamo tutti uguali, e la differenza tra i singoli individui è il risultato delle esperienze fatte nelle vite precedenti. L’anima non dimentica nulla di quello che è essenziale. Viene “dimenticato” soltanto l’ambito e le circostanze in cui sono state fatte le esperienze, ma questo non ha alcuna importanza. Ed è giusto che sia così, altrimenti il “ricordare una vita precedente” ci porterebbe ad una grave mancanza di libertà, perché saremmo incapaci di vivere il nostro presente.

Il fatto che non ci ricordiamo delle nostre vite precedenti non è certo uno sciocco errore della natura o del Creatore, ma ha lo scopo di liberare la nostra coscienza da “pesi” inutili e di rendere più facile la ricezione del qui e ora. Dunque perché mai dovremmo andare contro natura e cercare di strappare i veli della dimenticanza? Per quale scopo? Eppure al giorno d’oggi sembra essere una “mania”, molte persone che si dichiarano “evolute” violano consapevolmente la natura umana, e tentano di forzare le porte che la Legge cosmica ha chiuso alla nostra memoria. La sola curiosità non dovrebbe mai essere la motivazione per desiderare di conoscere le proprie incarnazioni. La curiosità è la malattia del nostro tempo purtroppo, da sempre è considerata dai grandi Maestri come sintomo di immaturità e al tempo stesso è il mezzo più sicuro per bloccare la vera iniziazione. È necessario quindi comprendere che, nonostante sia così di moda, non è concesso conoscere le vite precedenti, tranne in rarissimi casi e per dei motivi eccezionali, e il più delle volte questi episodi precedenti appaiono in maniera “spontanea” e non forzata, ad esempio attraverso i sogni, i déjà-vu, e tutte quelle manifestazioni che hanno qualcosa di “inspiegabile” con la nostra attuale vita. Una dimostrazione lo sono anche i “bambini prodigio”, casi in cui l’evoluzione necessita ancora di qualche livello prima di arrivare al culmine.

È giusto che si precisi che ci sono dei casi in cui è possibile aiutare un’anima a liberarsi da fobie e altri malesseri mediante terapie regressive, come ad esempio l’ipnosi regressiva. Ma si tratta di casi eccezionali, sporadici, assistiti da persone altamente competenti ed evolute, e talvolta la guarigione avviene più per un effetto placebo che per altro, ovvero si dà la possibilità di dare una spiegazione alle proprie difficoltà, o comunque, di vederle sotto un diverso punto di vista. Perché altrimenti se la conoscenza delle nostre vite precedenti fosse di aiuto per vivere meglio, allora in cosa consisterebbe esattamente il cosiddetto karma, ovvero la Legge di causa ed effetto? Se il karma è davvero qualcosa che si deve affrontare o comunque vivere, come si può avere la pretesa di dissolverlo tramite una tecnica a pagamento? Perché dovrebbe venirci condonato attraverso una seduta di ipnosi regressiva?

Il karma non è certo una malattia che possa essere curata da un medico. Il karma è ciò che siamo ora, e ciò che siamo ora determinerà ciò che saremo in futuro. È inutile pensare di ricordare qualcosa che è passato, nonostante siamo stati noi a commettere quelle azioni, ora non siamo più la stessa persona, viviamo in un altro corpo e ci troviamo in un’altra classe. Abbiamo altre lezioni da apprendere se non vogliamo correre il rischio di essere bocciati 🙂 !! Il voler attribuire delle colpe a fatti e persone che sono ormai solo dei fantasmi, inclusi gli antichi “noi stessi”, significa in sostanza rifiutarsi di guardare in faccia l’esistenza reale, e in fin dei conti evitare di vivere davvero. Per questo non ricordiamo nulla, per avere ulteriore possibilità per crescere e perfezionarci, ma sappiate che le conoscenze acquisite nelle vite precedenti perdurano, non ci ricordiamo gli eventi e i passaggi di ciò che è stato, ma l’anima custodisce ciò che ha imparato, e questo suo “sapere” si manifesta sotto forma di percezioni, intuizioni, consapevolezze, aspirazioni. Tutto ciò ci permette di evitare di commettere gli stessi errori in questa incarnazione e continuare così a progredire nella scala evolutiva dell’esistenza. In sostanza la reincarnazione altro non è che una nuova opportunità: sfruttatela bene 😉 !!

E chissà quante altre opportunita del genere vi ricapiteranno…

Il ritorno e il karma sono necessari per lo sviluppo dell’anima.” Pitagora

Le qualità innate che troviamo in un uomo e mancano in un altro non sono il grazioso regalo di qualche divinità sconosciuta, ma il frutto delle azioni personali di ogni uomo in un’altra vita.” Arthur Schopenhauer7

by Katrine Petrova

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Dei dell’olimpo e miti

Eccoci qui a parlare di uno, in mia opinione, dei più affascinati argomenti di cui si possa trattare ovvero dei miti, eroi greci e romani. In questo periodo ho iniziato molti progetti e difatti uno di questi e proprio questo a cui presto allegherò anche una mia testina fatta al solo scopo di interesse personale e magari per qualcuno a cui piace l’argomento a scopo acculturativo.



In primo luogo vorrei premettere che tutto ciò che scriverò è una sintesi della raccolta fatta su alcuni siti molto interessanti che trattando dell’argomento e inizierei subito con una piccola introduzione delle origini :

Ciò che accomuna la storia dei vari popoli (greca, latina, africana, cinese, etrusca, indiana, ecc.) è che ai primordi di ogni civiltà, ci fossero tanti racconti di dei e d’eroi con altrettanti miti e/o leggende, attraverso i quali era spiegata ogni cosa del creato. La raccolta e’ talmente ricca che lo scrittore più creativo del genere fantasy o fantascienza, non riuscirebbe a stargli dietro.

Non è nostra intenzione con questa rubrica analizzare la mitologia da un punto di vista epistemologico, cioè di critica della scienza dei miti. Vogliamo semplicemente raccontare come i diversi popoli, attraverso le gesta di dei ed eroi, come personificazione dei fenomeni naturali, abbiano spiegato i tanti misteri della natura. Ogni popolo si è infatti adoperato nel narrare una propria cosmogonia, offrendo una raccolta tanto ricca da trasportarci ora nell’Olimpo dei Greci, ora al Pantheon dei Romani, ora alla Corte di Odino o ai totem indo-americani, ora ai feticci dei negri-africani o alla teocrazia dei Messicani ed Aztechi e tanti altri ancora.

Inizieremo la nostra avventura con dei racconti tratti dalla mitologia greca. E’ infatti nostra convinzione il primato spettante a questo popolo (senza con questo sminuire i livelli artistici, letterari e culturali degli altri popoli) nelle arti umanistiche, che ci ha donato il più straordinario complesso di pensatori che mai nessuna nazione al mondo ha posseduto. Il popolo greco ha avuto, tra l’altro, l’indiscusso primato di rendere le proprie convinzioni attraverso delle “favole” tanto romantiche, potenti ed eroiche, da affascinare generazioni e generazioni di lettori.

Di seguito voglio allegarvi alcuni fra i miti più conosciuti e altri un pò meno metterli tutti diventerebbe un pò lunga quini mi limito a questa breve  sintesi anche solo per vedere se riesco magari ad interessare qualcun altro a questa cultura così antica e affascinante.

MITO DI PERSEO

Dell’epoca in cui il mito era storia, si racconta che nella lontana città di Argo, regnasse il re Acriso, figlio di Abante e di Ocalea, assieme alla sua sposa Euridice (o Aganippe secondo altri) e alla loro figlia Danae.

La tragica storia di re Acriso ebbe inizio quando si recò a Delfi per consultare l’oracolo perchè, non riuscendo ad avere figli maschi, era preoccupato per la sorte del suo regno non sapendo a chi dover lasciare i suoi possedimenti. Il responso dell’oracolo fu travolgente in quanto gli predisse che non solo non avrebbe avuto figli maschi ma che un giorno sarebbe morto per mano di suo nipote, il futuro figlio di sua figlia Danae.

Statua di Perseo, Cellini, Loggia dei Lanzi, Piazza della Signoria, Firenze, Italia
Perseo (Nota 2)

Il re, terrorizzato dalla profezia, fece rinchiudere la figlia in una torre dalle porte di bronzo sperando in questo modo che non fosse avvicinata da nessun uomo.

Ma Zeus che dall’alto dell’Olimpo seguiva le vicende dei mortali, impietosito dalla sorte toccata alla giovane fanciulla e invaghitosi di lei, entrò nella sua cella sotto forma di pioggia di gocce d’oro e concepì con lei quello che un giorno sarebbe diventato uno dei più grandi uomini dell’antichità: Perseo .

Re Acriso, scoperta la gravidanza della figlia che fu costretta a confessare le origini divine del figlio, nonostante la paura e la grande rabbia, non ebbe il coraggio di ucciderla ma aspettò che il bambino nascesse, per rinchiudere entrambi in una cassa che abbandonò alla deriva in mezzo al mare. La loro sorte sarebbe stata sicuramente segnata se Zeus non avesse sospinto la cassa verso le rive dell’isola di Serifo, nelle Cicladi, dove il pescatore Ditti la trovò e una volta aperta, si accorse che la donna e il bambino erano ancora vivi. Immediatamente li portò dal re Polidette, suo fratello, che li accolse nella sua reggia.

Passarono gli anni e Perseo, circondato dall’amore della madre, cresceva forte e valoroso. Danae, che la maturità aveva reso ancora più bella, era diventata oggetto dei desideri del re Polidette che cercava in tutti i modi di convincerla a sposarlo ma Danae, il cui unico pensiero era il figlio, non ricambiava il suo amore. Polidette allora cercò di averla con l’inganno: finse di voler sposare Ippodamia, figlia di Pelope e chiese ai suoi amici di fargli come dono nuziale un cavallo a testa. Perseo, che non possedeva e non poteva comprare un cavallo per donarlo al re, si scusò e disse imprudentemente che gli avrebbe procurato qualunque altro dono.

A quel punto Polidette, gli chiese di portargli la testa della Gorgona Medusa questo nella speranza che morisse nell’impresa in quanto mai nessun mortale era riuscito in una simile avventura e in questo modo la madre, priva dell’unico conforto della sua vita, avrebbe ceduto e l’avrebbe sposato.

Narra la leggenda che Medusa una delle tre Gorgoni (Medusa, Euriale, Steno), l’unica alla quale il fato non avesse concesso l’immortalità, era un tempo tra le donne più belle. Invaghitasi di Poseidone, aveva fatto con lui l’amore nel tempio d’Atena. Quest’ultima profondamente irritata dall’affronto subito, aveva trasformato la fanciulla in un orribile mostro: le mani le aveva trasformate in pezzi di bronzo; aveva fatto comparire delle ali d’oro e ricoperto il corpo di scaglie; i denti erano diventati simili alle zanne di un cinghiale; i capelli erano stati trasformati in serpenti e al suo sguardo aveva dato la capacità di trasformare in pietra chiunque la guardasse negli occhi.

Testa di Medusa, Bernini, Musei Capitoli (Appartamento dei Conservatori, Sala delle Oche), Roma, Italia
Medusa (Nota 3)

Narra Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 799-801): “La figlia di Giove si voltò e si coprì con l’egida il casto volto, ma, perchè quell’oltraggio non restasse impunito, mutò in luride serpi i capelli della gorgone“.

Mentre di lei scrisse Dante Alighieri nel IX canto dell’inferno (51-57): “Volgiti indietro, e tien lo viso chiuso: che se il Gorgon si mostra, e tu il vedessi, nulla sarebbe del tornar mai suso“.

L’impresa che stava per affrontare non era facile e sicuramente non sarebbe riuscito a superarla se Atena ed Ermes non fossero accorsi in suo aiuto. La prima gli donò uno scudo lucente e ben levigato, attraverso il quale guardare riflessa la Gorgona ed evitare così di essere pietrificato dallo sguardo; il secondo una spada con cui decapitarla in quanto le sue squame erano più dure del ferro.

Tali armi non erano però ancora sufficienti per riuscire nell’impresa, così i due dei gli suggerirono di farsi donare dalle Ninfe i calzari alati per volare veloce nel regno di Medusa, l’elmo di Ade che rendeva invisibile chi lo portasse e una sacca magica nella quale riporre la testa di Medusa, una volta tagliata in quanto i suoi poteri non sarebbero venuti meno con la morte e i suoi occhi sarebbero stati ancora in grado di pietrificare.

Riuscire a trovare la dimora delle Ninfe non era semplice in quanto nè Ermes nè Atena ne erano a conoscenza e pertanto suggerirono a Perseo di recarsi presso le tre Graie per estorcergli con una stratagemma la preziosa informazione.

 Particolare della Statua di Perseo, Cellini, Loggia dei Lanzi, Piazza della Signoria, Firenze, Italia
Particolare statua Perseo (nota 2)

Erano queste sorelle delle Gorgoni e non avevano mai conosciuto la giovinezza in quanto nate vecchie. Avevano il corpo di cigno e possedevano insieme un solo dente e un unico occhio che si scambiavano vicendevolmente per mangiare e vedere. Perseo, arrivato nella loro dimora, si nascose e attese che una di loro si togliesse l’occhio dalla fronte per passarlo a una sorella e glielo rubò, rifiutandosi di restituirlo se prima non gli avessero indicato la via per arrivare al regno delle Ninfe. All’intimazione le tre sorelle, terrorizzate dall’idea di restare cieche obbedirono, e così Perseo poté raggiungere le Ninfe che gli donarono la bisaccia, i calzari alati e l’elmo di Ade.

Così equipaggiato volò nell’isola dove dimoravano le tre Gorgoni (Steno, Euriale e Medusa) che trovò addormentate. Forte dei consigli di Ermes e d’Atena si avvicinò a Medusa, nel paesaggio desolato di uomini e animali che il suo sguardo aveva pietrificato, camminando all’indietro e guardandola riflessa nello scudo lucente. Non appena le fu vicino vibrò il colpo mortale che tagliò di netto la testa mentre i serpenti tentavano in tutti i modi di avvolgerlo nelle loro spire.

Pegaso, il cavallo alato di Perseo
Pegaso (Nota 4)

Presa la testa la ripose immediatamente nella bisaccia mentre dal sangue che sgorgava copioso nacque Pegaso il magico cavallo alato che divenne il suo fedele compagno.

Le sorelle della vittima cercarono in tutti i modi di inseguirlo ma grazie all’elmo di Ade che lo rendeva invisibile e al magico Pegaso, riuscì a sfuggire, volando via veloce come il pensiero da quell’isola tetra e nefasta.

Disse Ovidio di Pegaso: “Fu terra il ciel e furono piedi le ali“.

Approdò per riposare nella regione dell’Esperia, dove regnava il titano Atlante. Era questo molto sospettoso e diffidente nei confronti degli estranei in conseguenza di una profezia secondo la quale il suo regno sarebbe stato distrutto da uno dei figli di Zeus. Inavvertitamente Perseo (che non sapeva della profezia) gli rivelò la sua origine divina e all’apprenderla, Atlante cercò di ucciderlo. Il giovane, sorpreso dalla sua reazione fu costretto a difendersi in una lotta impari contro il Titano fino a che, aperta la bisaccia dove teneva la testa di Medusa, pose fine al combattimento in quanto Atlante iniziò a pietrificarsi trasformandosi in un’alta montagna.

Racconta Ovidio nelle Metamorfosi (IV 650-662): “Gli mostrò l’orribile testa della Gorgone. Altlante si mutò quasi all’istante in un’alta montagna: boschi diventarono la sua barba e le sue chiome, cime le spalle e le braccia; quello che prima era la testa, divenne la vetta del monte; rocce divennero le ossa; cresciuto in tutte le sue parti, si ingigantì in una immensa mole ….

Narra pertanto la leggenda che da Atlante prese origine il sistema montuoso omonimo e poiché era molto alto, si affermò che Atlante reggesse sulle sue spalle la volta celeste.

Perseo, ancora sorpreso da quanto era accaduto riprese il suo volo verso casa, percorrendo una terra arida e desolata, senza accorgersi che alcune gocce di sangue fuoriuscivano dalla bisaccia che conteneva la testa di Medusa che cadendo nel terreno davano origine a tanti serpenti velenosi i quali in seguito avrebbero popolato per sempre il deserto.

Serpente a sonagli
Nota 5

Volava ora Perseo sopra le terre degli Etiopi quando intravide una bellissima giovane fanciulla nuda incatenata a uno scoglio. La fanciulla era Andromeda figlia del re d’Etiopia Cefeo e della sua sposa Cassiopea. La giovane donna scontava una colpa commessa dalla madre che stimolata dalla vanità si era dichiarata più bella delle Nereidi (ninfe del mare). Quest’ultime, capricciose e maligne, offese da tanta presunzione, avevano chiesto vendetta al loro protettore Poseidone che aveva inviato in quelle terre, dalle oscure profondità marine, un mostro che devastava tutto ciò in cui si imbatteva. Consultato l’oracolo di Ammone per sapere che cosa si potesse fare per placare l’ira delle dee, il responso fu che Cassiopea offrisse sua figlia Andromeda all’orribile creatura marina. Perseo, sdegnato da una simile sorte, si offrì di mutare il destino della fanciulla, combattendo il mostro e mettendo quindi fine alla maledizione in cambio della mano d’Andromeda. Il re Cefeo, accettò l’offerta e così Perseo, salito in groppa a Pegaso, si portò alle spalle del mostro calando dal cielo come un’ombra per tentare di trafiggerlo. Più volte era sul punto di essere sopraffatto fino a quando, aperta la sacca, prese la testa di Medusa che rivolta verso il mostro lo pietrificò all’istante.

Finita la lotta, mentre Perseo liberava Andromeda, delle Ninfe del mare incuriose, rubarono un po’ del sangue che fuoriusciva dalla testa di Medusa che a contatto dell’acqua marina si trasformava in coralli. Da quel momento i fondali marini furono deliziati dalla presenza di questi straordinari echinodermi.

Ramo di corallo

Perseo, prima di lasciare il luogo della lotta innalzò tre altari uno a Ermes, uno ad Atena e uno a Zeus e dopo aver fatto ciò con Andromeda, il re Cefeo, Cassiopea e tutto il popolo che aveva assistito alla lotta, si incamminò verso la reggia dove si diede subito inizio al banchetto nuziale tra Perseo e Andromeda, in un clima di grande allegria. Ma le disavventure non erano ancora finite. Infatti, fece ingresso nella sala del banchetto Fineo, fratello del re Cefeo, promesso sposo d’Andromeda. Questi, reclamava Andromeda pur avendone perso il diritto nel momento in cui aveva lasciato che la stessa andasse in sacrificio al mostro. Nella sala nuziale si scatenò una cruenta lotta. Fineo, con l’aiuto di molti alleati iniziò a combattere contro Perseo che stava per essere sopraffatto dalla moltitudine dei nemici quando, aperta la sacca magica, mostrò la testa di Medusa che ancora una volta portò la morte ai suoi nemici, pietrificandoli uno dopo l’altro.

Stanco e sconfortato da tanti lutti che aveva arrecato, Perseo e Andromeda decisero di lasciare la terra degli Etiopi per ritornare a Serifo, dalla madre Danae dove arrivarono appena in tempo per salvarla dalla morte alla quale il re Polidette l’aveva condannata perché continuava a non ricambiare il suo amore. Il re, messo di fronte alla testa di Medusa, fu pietrificato all’istante.

Mito di Perseo: particolare della statua di Atena
Atena (Nota 6)

Ora che Polidette era morto, madre e figlio potevano finalmente fare ritorno alla loro terra natale, Argo, per riconciliarsi con re Acriso, verso il quale gli anni avevano oramai cancellato il risentimento. Perseo, messo a capo della città di Serifo Ditti, riconsegnati i calzari e l’elmo alle Ninfe e la spada a Ermes e dopo aver donato la testa di Medusa ad Atena che la poneva come trofeo in mezzo al suo petto (foto al lato), con la madre e Andromeda salpava alla volta di Argo mentre il magico Pegaso volava via verso l’Olimpo.

Re Acriso, padre di Danae, saputo dell’arrivo del nipote e di sua figlia, per paura dell’antica profezia fuggì via dal suo regno e riparò a Larissa in Tessaglia.

Sembrava che finalmente il triste destino di Perseo di portare morte e distruzione fosse finito ma così non era.

Oramai famoso in tutte le terre conosciute, fu invitato a partecipare in Tessaglia a Larissa a delle gare sportive e mentre lanciava il disco, la potenza impressa allo stesso fece si che questo andasse oltre gli spalti, per colpire uno sfortunato spettatore che altri non era che re Acriso che si era mischiato tra la folla. Scoperta la triste fine toccata al nonno al quale Perseo, nonostante tutto voleva bene, triste e sfiduciato fece rientro ad Argo ma non accettò di diventare re anche se gli spettava di diritto ma cambiò il suo trono con quello di Tirinto che apparteneva al cugino Megapente che fu lieto dello scambio in quanto molto più vantaggioso per lui.

Negli anni che seguirono Perseo regnò in pace e con saggezza fino alla fine dei suoi giorni, fondando tra l’altro il regno di Micene così chiamato perchè un giorno potè dissetarsi presso un ruscello che era sgorgato miracolosamente da un fungo (mycos = fungo).

Perseo e Andromeda ebbero molti figli tra cui i più famosi furono Alceo che ebbe come figlio Anfitrione la cui moglie Alcmena ebbe da Zeus, il mitico Eracle; Elettrione, Stenelo e Gorgofone.

Alla morte di Perseo, la dea Atena, per onorare la sua gloria, lo trasformò in una costellazione cui pose affianco la sua amata Andromeda e la madre Cassiopea la cui vanità aveva fatto si che i due giovani si incontrassero. Ancor oggi, alzando lo sguardo verso il cielo, possiamo ammirare le tre costellazioni a ricordo della loro vita e soprattutto del grande amore dei due giovani.

Costellazione di Perseo

MITO DI PAN

Sono numerose le leggende che si narrano attorno alla figura del dio Pan. Alcuni affermano che fosse figlio di Zeus e di Callisto altri di Ermes e della ninfa Driope (o Penelope) che, subito dopo averlo messo al mondo, lo abbandonò tanto era rimasta inorridita dalla sua bruttezza. Era infatti Pan, più simile a un animale che a un uomo in quanto il corpo era coperto da ispido pelo; dalla bocca spuntavano delle zanne ingiallite; il mento era ricoperto da una folta barba; in fronte aveva due corna e al posto dei piedi aveva due zoccoli caprini.

Ermes, impietosi da questo bambino al quale la natura non aveva certo fatto dono di alcuna grazia, decise di portarlo nell’Olimpo al cospetto degli altri dei, dove, nonostante il suo aspetto, fu accolto con benevolenza. Pan infatti aveva un carattere gioviale e cortese e tutti gli dei si rallegravano alla sua presenza(2). In particolare Dioniso lo accolse con maggior entusiasmo tanto che divenne uno dei suoi compagni prediletti e insieme facevano scorribande attraverso i boschi e le campagne rallegrandosi della reciproca compagnia.

Pan era fondamentalmente un dio silvestre che amava la natura, amava ridere e giocare. Amò e sedusse molte donne tra le quali la ninfa Eco e Piti, la dea Artemide e Siringa, figlia della divinità fluviale Ladone, della quale si innamorò perdutamente. La fanciulla però non solo non condivideva il suo amore ma quando lo vide fuggì inorridita, terrorizzata dal suo aspetto caprino. Corse e corse Siringa inseguita da Pan e resasi conto che non poteva sfuggirgli iniziò a pregare il proprio padre perchè le mutasse l’aspetto in modo che Pan non potesse riconoscerla. Ladone, straziato dalle preghiere della figlia, la trasformò in una canna nei pressi di una grande palude.

Flauto di Pan

Pan, invano cercò di afferrarla ma la trasformazione avvenne sotto i suoi occhi. Afflitto, abbracciò le canne ma più nulla poteva fare per Siringa. A quel punto recise la canna, la tagliò in tanti pezzetti di lunghezza diversa e li legò assieme. Fabbricò così uno strumento musicale al quale diede il nome di “siringa” (che ai posteri è anche noto come il “flauto di pan”) dalla sventurata fanciulla che pur di non sottostare al suo amore, fu condannata a vivere per sempre come una canna.

Narra Ovidio (Metamorfosi): “Pan che, mentre tornava dal colle Liceo, la vide, col capo cinto d’aculei di pino, le disse queste parole…». E non restava che riferirle: come la ninfa, sorda alle preghiere, fuggisse per luoghi impervi, finché non giunse alle correnti tranquille del sabbioso Ladone; come qui, impedendole il fiume di correre oltre, invocasse le sorelle dell’acqua di mutarle forma; come Pan, quando credeva d’aver ghermito ormai Siringa, stringesse, in luogo del suo corpo, un ciuffo di canne palustri e si sciogliesse in sospiri: allora il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica: «Così, così continuerò a parlarti», disse e, saldate fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenne allo strumento il nome della sua fanciulla.

Pan che suona il flauto, Affresco, Reggia di Caserta (Italia)
Pan che suona il flauto, Affresco, Reggia di Caserta (Italia)

Da allora Pan tornò a vagare nei boschi correndo e danzando con le ninfe e a spaventare i viandanti che attraversavano le selve: al dio infatti si attribuivano i sordi rumori che si udivano la notte (da qui il detto “timor panico” o semplicemente “panico”).

Ecco come lo scanzonato Luciano (Dialoghi VIII) lo descrive:

“Pane (N R. alias Pan). Buon di, o babbo mercurio
Mercurio. Buon di; ma, come io ti sono padre?
P. Non sei tu il Cilennio Mercurio?
M. Si, sono; ma come tu mi se’ figliolo?
P. Sono tuo bastardello, e nato d’amore
M. Per Giove! bastardo forse di un becco e di una capra. Tu, mio, se hai le corna, e cotesto naso, e la barba
irsuta, e i piè forcuti e caprini, e la coda sulle natiche?
P. Con queste ingiurie che dici a me tu dimostri la bruttezza del figliol tuo, o padre. le stariano meglio a te,
che sai far figlioli di questo garbo. Che colpa ci ho io?
M. Chi tieni tu per madre? O mi sarei accozzato con una capra io?
P. Non una capra, ma ricordati bene, se mai in Arcadia facesti violenza a una fanciulla libera. Ti mordi il dito:
che cerchi? e non ricordi? la figliuola d’Icaro, Penelope.
M. E perchè ella ti fece non simile a me, ma ad un caprone?
P. Ti dirò proprio io le parole sue. Quando ella mi mandò in Arcadia, mi disse: O figliuolo, io sono tua madre
penelope Spartana; e sappi che hai per padre il dio Mercurio, prole di Maia e di Giove.
Se tu hai le corna ed i piedi forcuti, non dispiacertene; perchè quando tuo padre mescolossi con me,
per nascondersi, prese la somiglianza di un capro; e però tu se’ venuto simile ad un capro.
M. Per Giove. Mi ricordo di una certa scappata. Dunque io che vo superbo per bellezza, e sono ancora imberbe,
sarò chiamato tuo padre, e a mie spese farò ridere la gente per si bella figliolanza.
P. Io non ti fo vergogna, o padre; chè io son musico, e so sonar la siringa molto bravamente.
Bacco non può far nulla senza di me, e mi ha fatto suo compagno ed agitatore del tirso, ed io gli guido i balli.
Se tu vedessi le greggie mie, quante ne ho in Arcadia e sul Partenio, ne saresti assai lieto.
Io sono signore in tutta Arcadia. Ultimamente porsi un grande aiuto agli Ateniesi, e combattei con tanto
valore a Maratona, che in premio mi diedero una spelonca sotto la cittadella. Se talora vieni in Atene,
vi udirai chi è Pane.
M. Dimmi, hai tolto moglie, o Pane? così mi pare che ti chiamino
P. No, o padre: io sono focoso, e non sarei contento di una
M. E certamente abbranchi le capre
P. Tu motteggi, io mi sollazzo: con Eco, con Piti, e con tutte le Menadi di Bacco: e le mi vogliono un gran bene.
M. Sai, o figliuolo, che cosa mi farai graditissima, e che io richiedo da te?
P. Comanda, o Padre: vediamo
M. Vieni a me, ed abbracciami pure; ma guardati di chiamarmi padre innanzi agli altri.”

 MITO DELLA NASCITA DEL MONDO ( REGNO DI URANO E CRONO)

fidando il lungo cammino del tempo sono giunte sino a noi storie, miti e leggende sulla nascita dell’universo. Gli antichi greci raccontano che all’inizio esisteva solo lo spazio cosmogonico vuoto e senza fine. Non esistevano le stelle. Non esisteva la terra. Non esisteva alcuna cosa del creato. ERA SOLO IL CAOS, senza forma, al di là del tempo e dello spazio.

All’improvviso dal Caos apparve Gea, la madre terra, principio di vita e madre degli uomini e della stirpe divina, prima realtà materiale della creazione. Dopo di lei apparvero Eros l’amore; il Tartaro luogo di punizione delle anime malvagie; l’Erebo la notte.

GEA GENERO’ DA SOLA URANO il cielo (che feconda la terra con una pioggia benefica) con il quale si unì e dalla cui unione nacquero i dodici Titani, sei maschi (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Crono) e sei femmine (Tea, Rea, Temi, Teti, Febe, Mnemosine); i tre Ecatonchiri o Centimani, Briareo, Gia e Cotto mostri con cinquanta teste e cento braccia; i tre Ciclopi Bronte, Sterope e Arge tutti con un solo occhio in mezzo alla fronte.

GEA GENERO’ DA SOLA PONTO il mare con il quale si unì e dal quale ebbe Taumante che secondo alcuni fu padre delle Arpie; Forco, la personificazione del mare in tempesta; Ceto la personificazione delle insidie che si celano nel mare in tempesta ed Euribia personificazione della violenza tempestosa del mare .

In quel tempo Gea scelse Urano come sposo e iniziò così il REGNO DI URANO, che assieme a Gea governavano il creato.

Urano, disgustato dall’aspetto mostruoso dei suoi figli, i Giganti, gli Ecatonchiri e i Ciclopi, e ossessionato dall’idea che potessero privarlo un giorno del dominio dell’universo, li fece sprofondare al centro della terra.

Gea, triste e irata per la sorte che il suo sposo aveva destinato ai figli, decise di reagire. Costruì, all’insaputa di Urano, una falce con del ferro estratto dalle sue viscere e radunati i suoi figli, chiese a tutti di ribellarsi al padre.

Nascita del mondo: La mutilazione di Urano da parte di Crono - Giorgio Vasari
Particolare di Giorgio Vasari, La mutilazione di Urano da parte di Crono (XVI secolo), Palazzo Vecchio, Firenze (Italia)

Uno solo, il più giovane osò seguire il consiglio della madre, il titano Crono che armato dalla madre, si nascose nella Terra e attese l’arrivo del padre. Era infatti abitudine di Urano, discendere la notte dal cielo per abbracciare la sua sposa nell’oscurità. Non appena Urano si presentò, Crono saltò fuori e con una mano immobilizzò il padre mentre con l’altra lo evirava con il falcetto.

Nascita del mondo: La mutilazione di Urano da parte di Crono - Giorgio Vasari
Giorgio Vasari, La mutilazione di Urano da parte di Crono (XVI secolo), Palazzo Vecchio, Firenze (Italia)

Il sangue che sgorgava copioso dalla ferita fecondò Gea dalla quale nacquero le Erinni divinità infernali; le ninfe Meliadi (ninfe dei Frassini) protettrici delle greggi; i Giganti creature gigantesche dalla forza spaventosa, simbolo della forza bruta e della violenza sconvolgitrice della natura quali i terremoti e gli uragani. Dalla spuma delle onde creata dai genitali di Urano che cadevano nel mare, si generò Afrodite la dea dell’amore.

Urano, riuscì però a scappare lontano e da allora mai più si avvicinò alla terra, sua sposa.

Il governo della terra, sarebbe toccato al più anziano, Oceano (uno dei Titani), ma Crono, con l’inganno riuscì a impossessarsi del trono e a regnare sul creato.

Iniziò così il REGNO DI CRONO.

La prima cosa che fece Crono fu quella di liberare i suoi fratelli dalla prigionia alla quale il padre li aveva relegati a eccezione dei Ciclopi e degli Ecatonchiri nei confronti dei quali nutriva seri dubbi sulla loro lealtà nei suoi confronti. Questo fu un grave errore da parte sua, errore che, negli anni a venire, gli sarebbe costato molto caro.

Per continuare l’opera della creazione Crono, scelse come sposta Rea (una dei Titani), sua sorella.

Nascita del mondo: Crono con una falce in mano - Affresco pompeiano
Crono rappresentanto
con una falce in mano,
Affresco pompeiano
Nascita del mondo: Crono divora Poseidone, dipinto di Rubens
Pieter Paul Rubens (1577 – 1640), Crono divora Poseidone, olio su tela, Museo del Prado, Madrid (Spagna)

Nel frattempo, la grande opera della creazione continuava e numerose divinità apparivano:

– le Graie e le Gorgoni;
Thanatos la morte, Eris la discordia, Nemesi la vendetta, le Moire , il destino (tutti figli di Erebo, la notte);
Elios il sole, Selene la luna, Eos il mattino (tutti figli del Titano Iperione);
Iride l’arcobaleno e altre ancora.

Con Rea, Crono ebbe numerosi figli tra cui tre maschi Poseidone, Ade, Zeus, e tre femmine, Era, Demetra, Estia.

Sotto il regno di Crono la terra conobbe l’età dell’oro ma la sua tranquillità fu minata da un triste vaticinio: gli fu infatti predetto che il suo regno avrebbe avuto fine per mano di uno dei suoi figli. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino iniziò a divorare i suoi figli non appena nascevano, tenendoli così prigionieri nelle sue viscere.

Rea, disperata, subito dopo la nascita del suo ultimogenito Zeus, si recò da Crono e anziché presentargli il figlio, gli consegnò un masso avvolto nelle fasce che Crono ingoiò senza sospettare nulla.

Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte Ida nell’isola di Creta e affidato alle cure delle ninfe Melissa (o Ida) e Adrastea e secondo alcuni storiografi fu allattato dalla capra Amaltea mentre secondo Ovidio (Fasti, V, 115 e segg.) Amaltea era il nome della ninfa Amaltea che possedeva una capra che aveva due capretti la quale costituiva l’orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all’indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.

Nascita del mondo: Rea che consegna a Crono una pietra al posto di Zeus
Rea che consegna a Crono una pietra al posto di Zeus

Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a Zeus (1). Anche l’ape Panacride nutriva Zeus dandogli il miele e un’aquila gli portava ogni giorno il nettare dell’immortalità. I suoi pianti erano coperti dai Cureti che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.

Zeus quando fu grande a sufficiente salì in cielo e con l’inganno fece bere a Crono una speciale bevande preparata da Metis che gli fece vomitare i figli che aveva divorato e dopo ciò dichiarò guerra al padre.

Ebbe così inizio una lunga guerra che durò dieci anni che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani e dall’altra Zeus, al cui fianco c’erano tutti i suoi fratelli.

Entrambe le parti si battevano senza esclusione di colpi. La terra era devastata dai Titani che con la loro forza cambiavano i contorni della terra, distruggendo montagne scagliandole nell’Olimpo, il monte più alto della Grecia, dove Zeus e i suoi fratelli avevano stabilito il proprio regno.

Nascita del mondo: Ciclopi che lavorano nella fucina di Efesto - Rilievo antico
Ciclopi che lavorano nella fucina di Efesto – Rilievo antico

La guerra sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un’alleanza con loro. I Ciclopi, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell’Olimpo: le folgori.

Zeus liberò anche gli Ecatonchiri, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro gli alleati di Crono che assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale.

Sulla sorte che Zeus fece fare al padre Crono ci sono diverse ipotesi. Secondo alcuni gli fu concesso di regnare nelle isole dei Beati, ai confini del mondo. Secondi altri, fu condotto a Tule e sprofondato in un magico sonno secondo altri ancora fu incatenato nelle più profonde viscere della terra.

Certa è invece la sorte che fu destinata ai Titani: furono incatenati nel Tartaro, e la loro custodia fu affidata agli Ecantonchiri.

Racconta Luciano nei Saturnali in un singolare dialogo tra Crono detronizzato e vecchio e un suo sacerdote: ” (…) Crono: Ti dirò. In prima essendo vecchio e perduto di podagra (e questo ha fatto creder al volgo che io ero incatenato) io non potevo bastare a contenere la gran malvagità che c’è ora: quel dover sempre correre su e giù, a brandire il fulmine, e folgorare gli spergiuri, i sacrileghi, i violenti, era una fatica grande e da giovane; onde con tutto il mio piacere la lasciai a Zeus. E ancora mi parve bene di dividere il mio regno tra i miei figlioli , e io godermela zitto e quieto , senza aver rotto il capo da quelli che pregano e che spesso dimandano cose contrarie, senza dover mandare i tuoni, i lampi e talora i rovesci di grandine. E così da vecchio meno una vita tranquilla , fo buona cera, bevo del nettare più schietto, e mo un po’ di conversazioncella con Giapeto e con altri dell’età mia; ed egli si ha il regno e le mille faccende. (…)”

Terminava così il regno di Crono, secondo sovrano della divina famiglia e aveva inizio quella di Zeus, terzo sovrano e suo figlio.

MITO DI EDIPO

ITO DI
EDIPO
Edipo, mito di Edipo, Giocasta
Edipo e la Sfinge
Coppa attica V sec.a.C.

La storia ci tramanda come nella città di Tebe, il re Laio e la sua sposa Giocasta, vivessero felici come tutta la loro popolazione. Sfortuna volle che un giorno il re decise di interrogare l’oracolo di Delfi per chiedergli se avrebbe mai avuto figli. L’oracolo alla richiesta del re fu molto chiaro: gli predisse di guardarsi dal generare un figlio perchè, se fosse nato, avrebbe portato una grande sciagura a tutto il popolo tebano, uccidendo il sangue del suo stesso sangue e unendosi a colei che lo aveva generato. Laio, a sentire quelle parole rabbrividì tanto che quando, un po’ di tempo dopo, Giocasta rimasta incinta mise alla luce un bambino, di comune accordo con la moglie decise di abbandonarlo alle pendici del monte Citerone dopo avergli perforato le piante dei piedi, sicuro che le fiere e gli stenti lo avrebbeto ucciso. In questo modo, i due sovrani pensavano di aver aggirato la profezia.

Sfortuna volle però che il bimbo fosse trovato da Forba, un pastore che, sentiti i vagiti del piccolo, gli porse soccorso e lo portò da Polibo, re di Corinto. Sapeva infatti il pastore che il re non avendo avuto figli, avrebbe accolto come un dono del cielo quell’infante al quale diede nome Edipo che significava “dai piedi gonfi”.

Passarono gli anni ed Edipo cresceva forte e vigoroso circondato da tanto amore. Un giorno però un suo coetaneo durante un banchetto fece cenno alle sue origini oscure dicendogli che Polibo e la moglie Peribea, non erano i suoi veri genitori. A quelle parole Edipo decise di recarsi dall’oracolo di Delfi per sapere la verità e una volta arrivato ciò che ascoltò fu terribile: non avrebbe mai dovuto far ritorno in patria pena l’avverarsi di una antica maledizione.

Ecco come Sofocle racconta la vicenda nell’Edipo:

Apollo però non rispose apertamente alla mia domanda, e mi predisse, invece, lacrimevoli e orribili sciagure: essere mio destino mescolarmi in amore a mia madre, e aver da lei prole nefanda; inoltre avrei ucciso mio padre.

Edipo che affronta la sfinge
Oedipus et Sphinx (Edipo e la Sfinge)
Jean Auguste Dominique Ingre, 1808
Edipo sconvolto per quel responso, decise di non fare più ritorno a Corinto, convinto che quella fosse la sua vera patria e iniziò così a vagare in giro per il mondo. Un’anima in pena in cerca di un luogo dove fermarsi.

Il suo vagare lo portò nei pressi della città di Tebe. Arrivato in prossimità di una gola incontrò altri viaggiatori, con i quali inizia un alterco dai toni sempre più accesi che terminano con l’uccisione di un vecchio da parte di Edipo.

Ecco come Sofocle racconta la vicenda nell’Edipo:”Per timore che la rea profezia si avverasse, abbanbonai Corinto e, lasciandomi guidare dalle stelle, giunsi qui (a Tebe). Ero appena entrato in un trivio quando dall’opposta mia direzione si fece avanti preceduto dall’araldo, un cocchio in cui era un vegliardo. Il vecchio e l’auriga pretendevano che lasciassi libero il passo; sdegnato, percossi l’auriga e il vecchio, a tradimento, mi colpì in testa con una sferza a due punte: non identica fu la pena che egli ebbe, un colpo di mazza infertagli da questa mia mano lo fece precipitare dal cocchio.

Proseguendo Edipo il suo viaggio arrivò a Tebe dove incontra Giocasta che, a causa della misteriosa morte del marito, regnava assieme al fratello Creonte. Edipo si trovò di fronte una città sull’orlo della distruzione a causa di una grandissima minaccia: una sfinge, un essere per metà uomo e per metà leone alato, inviata da Era alla quale la popolazione di Tebe aveva arrecato offesa, che decimava la popolazione perchè nessun uomo o donna era in grado di rispondere ai suoi enigmi. Arrivato Edipo e decidendo che quella sarebbe stata una bella città per poter passare il resto della sua vita, decise di affrontare la Sfinge. Quando Edipo fu davanti alla creatura alata, ascoltò l’enigma che recitava:”chi è quell’animale che al mattino cammina a quattro zampe, al pomeriggio con due e alla sera con tre?” La risposa di Edipo fu rapida: l’uomo. Così Tebe fu liberata dalla maledizione.

Grande fu la gioia di tutta la popolazione e della stessa Giocasta che, innamoratasi del giovane, gli propose di sposarla e di regnare con lei su Tebe. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli: Eteoclo, Polinice, Antigone e Ismene. Poco dopo però a Tebe scoppiò una terribile pestilenza tanto che la popolazione veniva decimata senza alcuna misericordia. Non sapendo più cosa fare Edipo decise di recarsi a Delfi per consultare l’oracolo, che diede un responso talmente oscuro che nessuno ne capì il significato. Disse infatti che la pestilenza sarebbe cessata solo quanto il responsabile della morte di Laio, il vecchio re di tebe, sarebbe stato punito.

Edipo che non comprendeva il significato di quelle parole fece allora chiamare Tiresia, il più grande fra gli indovini del tempo che però era reticente a svelare il significato delle parole dell’oracolo tanto che alla fine Edipo fu costretto a minacciarlo per farsi raccontare la verità. Fu così che Edipo apprese che la sua patria non era Corinto ma Tebe e che non era un vecchio viandante che aveva ucciso prima di giungere nella città ma Laio, suo padre e che non avrebbe dovuto unirsi a Giocasta perchè era sua madre, quindi era lui, l’inconsapevole responsabile delle disgrazie che affliggevano Tebe.

Giocasta, non credendo a quelle parole, cercò di convincere Edipo che il bambino, nato tanti anni fa, era ormai morto. Ma destino volle che in quei giorni capitò a Tebe un messaggero di Corinto il quale, interrogato da Edipo, svelò che lui non era figlio naturale di Polibo ma che era stato adottato perchè trovato, ancora in fasce, tra i monti Citerone. Nel contempo fu convocato a corte l’araldo che aveva accompagnato Laio al quale venne chiesto di fornire chiarimenti sulla morte del vecchio re e questi svelò a Edipo che il viandante che lui aveva ucciso lungo la strada per Tebe in realtà era Laio.

A quelle parole la mente di Giocasta vacillò e per il dolore e la vergogna si impicco (secondo altre versioni sarebbe stata uccisa dopo che morirono in duello i figli Eteocle e Polinice).

Edipo, non potendo sopportare tanto dolore si accecò e scacciato da Tebe, maledisse i figli e iniziò un viaggio che lo avrebbe condotto in terre lontane fino a essere dimenticato da ogni persona e cosa del creato (secondo altre versioni fu accompagnato dalla figlia Antigone).

Edipo e la Sfinge di Gustave Moreau
Edipo e la Singe, Moreau Gustave, 1864,
olio su tela, Metropolitan Museum of Art, NY

Così ci racconta i fatti Stazio (Tebaide, I 49 e sgg. Traduzione Cornelio Bentivoglio)

(…) mostrando al cielo
le vuote cave de la cieca fronte,
perpetua pena a l’infelice vita,
e con le man sanguigne il suol battendo,
l’orribil voce in cotai detti ei sciolse:
– O crudi numi de l’eterna notte,
che i neri abissi e l’alme scelerate
co’ supplicii reggete; e voi, stagnanti
laghi di Stige, che senz’occhi ancora
io veggo pure; e tu da me sovente,
Tesifone, invocata, a i fieri detti
porgi l’orecchio e il voto reo seconda.
Se teco meritai, se di te degno
sono; se ne l’uscir dal matern’alvo
mi raccogliesti; se l’infermo piede
mi risanasti; se al bicorne giogo
ed a l’onda Cirrea mi fosti scorta;
(quantunque meglio io mi vivea contento
di Focide nel trivio e ne la rocca
di Polibo da me creduto padre);
se per te sola con quest’empia mano
lo sconosciuto vecchio padre uccisi,
e spiegai de la Sfinge i sensi oscuri;
se dolci furie nel materno letto
per te gustai e più nefande notti,
e a te i miei figli generai; se gli occhi
svelsi di fronte e a l’infelice madre
gittai d’avanti: or le mie preci ascolta,
e accorda a me quel che per te faresti.
Gli empi miei figli (e che rileva il modo?)
ch’io generai, non che del padre afflitto,
de l’alma luce privo e del suo regno,
pietà li prenda o cura, e il suo dolore
temprin co i detti: essi già Re nel nostro
trono sedendo dispettosi a scherno
han le tenebre nostre, ed hanno a sdegno
le paterne querele. A questi ancora
io sono in odio? E pur sel vede Giove?
E pur lo soffre? Ma se a lui non cale,
fanne tu almeno aspra vendetta, e passi
anche a i figli de i figli il rio flagello.
Cingi la chioma de l’infausto serto,
che di putrido sangue ancora intriso,
rapito un tempo fu da la mia mano;
ed istigata da’ paterni voti
va’ tra gli empii fratelli: il ferro ostile
tronchi del sangue i sacri nodi; e sia
tal l’eccesso che ordisci, o dea d’Averno,
ch’io sospiri d’aver lume che il vegga.
Vieni tu quale a te conviensi, e pronti
per ogni via ti seguiran gl’iniqui,
nè potrai dubitar che sien miei figli.(…)

Gli dei, mossi a pietà per la sorte che si era accanita contro un uomo, non artefice del suo destino, gli concesse di trovare pace nella città di Colono, nell’Attica, dove morì.

Secondo Omero e Pausania la storia si svolse in modo diverso: Edipo non ebbe alcun figlio da Giocasta e quest’ultima si uccise non appena saputo dell’incesto ed Edipo a quel punto si sarebbe sposato con Euriganea dalla quale avrebbe avuto quattro figli e regnò su Tebe fino alla fine dei suoi giorni.

Questo mito è stato molto studiato e interpretato dalla psicanalisi e in particolare da Sigmund Freud che ispirò Carl Gustav Jung che coniò il termine “Complesso di Edipo”, per spiegare la maturazione di un bambino attraverso l’identificazione con il genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore di sesso opposto.

Edipo e Antigone a Colono, dipinto di Fulchran-Jean Harriet,
Edipo a Colono, accompagnato da Antigone,

Con questa breve raccolta di informazioni su questo enorme mondo spero di esservi riuscita ad appassionare anche solo un pò. 😉

Inoltre per chi fosse interessato ad altri miti nel sito che vi propongo ci sono fino a 700 tra brevi e lunghi miti in ordine alfabetico per nome:

http://mitologia.dossier.net/abante.html#abante

OLIMPO

ALBERO GENEALOGICO

Kiss Kiss Katrine Petrova

 

 

Come andrà a finire?

Chissaà cosa ci riserva il futuro? Ci avete mai pensato a perchè fate quello che fate ogni giorno? andare al lavoro, a scuola, fare opere buone , avere delle ambizioni, portare a termine una cosa, cercare di studiare per avere un buon lavoro? si tutto cose che servono per alla fine fare cosa ? arrivare a 60/70 o anche a 90 anni per poi morire? Già si direbbe che così sia tutto inutile però c’è chi pensa che in un aldilà ci sia qualcuno qualcuno che ha creato tutto questo per poi distruggerlo però ? Si perchè tutti noi sappiamo che in un modo o nell’ altro tutto finirà noi finiremo il mondo finiremo che sia per un meteorite o per una surriscaldazione del pianeta tutto finirà e quindi non vi siete mai chiesti il perchè di tutto questo? vivere per poi morire? sacrificarsi per poi morire e sperare di andare così in un posto migliore che non avrà mai fine? Perchè qualcuno di superiore a noi ha fatto questo? Forse si diverte semplicemente a vedere comne ognuno svolge la propria vita e ogni tanto decide di metterci la zampa rallegrando o rattristendo una nostra giornata di tutti i gionrni decidendo chi vivi e chi muore,  perchè dove e persino quando come se fosse una telenovela e lui e il regista di tutto decide di mettere e togliere i personaggi a proprio piacere e decide come toglierili e quando . Già dei burattini in mano a qualcosa o qualcuno che non riusciremo mai a spiegare . C’è chi crede in dio o negli dei o a budda o a qualsiasi altra cosa per dare un senso a tutto . Hanno paura e quindi decidono d comportarsi con rispetto nei suoi confronti per ritatarde il finale inevitabile per fare in modo che il proprio personaggio abbia vita più lunga . Io penso che lo facciano perchè hanno tutti paura che niente abbia senso e in un qualsiasi modo sa secoli e secoli hanno deciso di dare un senso a ciò che forse non nè ha ho non capiremo mai. è se nessuno esitesse ? beh si questo sconvolgerebbe tutto ma come fare a sapere chi ha ragione o torto? c’è qualcuno o qualcosa dopo la morte? beh si gente siamo  a punto a capo l scopriremo solo quando il nostro ruolo sarà finito chi prima e chi dopo! Io sono curiosa di scoprire questo ma allo stesso tempo ho paura. Ci sono molte ipotesi della vita dopo la more. E due delle pi discusse sono inferno,paradiso,puragatorio oppure la rincarnazione fprse la più tremenda di tutte ricominciare da capo ! io sono sempre più propenda nella seconda forse e da lì che vengono i nostri dejavu da una vita che abbiamo già vissuto ma in maniera di versa. E infine chissà quale sarà il finale di quest’opera? Con quale personaggio rinasceremo o con quale andremo a finire? Già vivete ora perchè non vivrete più o rivirete peggio!

Katrine petrova

VAMPIRI

Beh come primo argomento mi sembra ottimo così entriamo subito nel vivo del sito.SI ,perchè questo farò ogni giorno tratterò e pubblicherò argomenti diversi. Come avrete capito l’argomento di oggi è i vampiri su questo punto ci sarete magari caduti e ricaduti un miglione di volte però non fa mai male avere un opinione in più in merito!

Vampiri beh io personalmente sarei felice di conoscerne uno in prima persona se mi capirasse l’occasion si perchè sarebbe affascinante sapere qualcosa di più su questi essere per ora fantastici o sovrannaturali (perchè per ora non si hanno fonti sulla loro specie e quindi non si sa se è solo un racconto  narrato e rinarrato in generazioni o se c’è qualche fondamento storico) in prima persona. Chissà come sarebbe una chiaccherata con loro presempio!

Quello che si sa oggi c’è lo raccontano i telefilm o film che di secolo in secolo apportano cambiamenti sempre più interessanti a queste figure misteriose per esempio: Se prima si pensava che acqua santa,aglio e un crocefisso sarebbe bastato a sconfiggerne uno beh ora sono cambiate le cose perchè a quanto sembra dai nuovi telefilm (the vampire diaries,the originals) il processo è molto più complicato e in un certo senso più realistico e allo stesso modo affascinante, si perchè ora si usa sempre il paletto per uccidere un vampiro eccezione per un originale ( e già qui si complica la faccenda) ma ci sono pure quegli  anelli solari che gli permettono di girare liberamente e alla visione  aglio e crocefisso si meterebbero a ridere un pò tutti! Non ha caso ho nominato i due telefilm più visti del momento anche da me tanto che sto aspettando che arrivi gennaio solo per sapere cosa succederà di nuovo e cosa avrà escogitato questa volta la produttrice!

Ma tornando a noi credo che questo argomento sia sempre più sottovalutato perchè è un pò diventata la moda del momento però penso anche che ad attori del genere bisgni dare un premo per certe strabilianti interpretazioni! Sul tema vampirismo inoltre vorrei fare una domanda chi non sognerebbe di avere poteri del  genere ( tralasciando di essere un succhiasangue di professione) velocità super sonica,udito eccezionale, vita eterna (se non litighi con la tua specie si intende) . Si come penso abbiate capito sono a favore per chi sogna di essere o diventare un vampiro!! ciliegina sulla torta sarebbe trovare un amore come quello del team delena già ma non si può avere tutto dalla vita e penso che tutti i un modo o nell’ altro lo abbiamo capito questo!

in allegato troverete foto molto wow dei miei due begnamini della tv ian e nina dato che si parla di vampiri, forse mi viene semore più il dubbio di aver sbagliato il titolo dell argomento doverei cambiarlo con the vampire diaries e non con vampiri anche se si è parlato pure di questo.

QUINDI per ritornare nel tema centrale senza divagazioni i vampiri non sono secondo me un male e anche se per ora si pensa solo a un qualcosa di puramente fantastico beh non sia mai che qualcuno un giorno ci smentisca magari la fonte stessa ma questo rimarrà pur sempre un mio piccolo sogno nel cassetto! Non sarà l’ultima volta che dedico uno spazio ai vampiri troverete altri piccoli testi del genere non a caso e il mio primo post su un argomento e vi sarete fatti un idea su di me! Già avrete capito che sono una patita di vampiri e telefilm ma che ci possiamo fare ognuno a le propie fisse quindi buona serata e a domani con il mio secondo argomento del blog !

VOSTRA

Katrine Petrova